APOLOGIA DEL CENTURIONE

Centuriones quorum nonnulli ex inferioribus ordinibus reliquarum legionum virtutis causa in superiores erant ordines huius legionis traducti, ne ante partam rei militaris laudem amitterent, fortissime pugnantes conciderunt. (Cesare – De Bello Gallico – Liber Vi)

Cedo alteram che gliela suono in testa alla disamministrazione comunale romana. Alemanno, giusto? Dev’essere qualche discendente degli Usipeti risbucato dalla foresta nera per vendicarsi di Roma. Se solo questi delegati del popolo dei nostri stivali facessero di tanto in tanto un’istruttiva prospezione nelle meravigliose rovine della Roma antica, invece di  tener le chiappe al sicuro sulla poltrona, imparerebbero un po’ di storia, saprebbero cos’è il degrado di un monumento e non romperebbero le scatole alla gente che lavora.

Il nuovo regolamento per gli artisti di strada a Roma è un capolavoro di demenza masochista: orari, distanze, divieti, categorie, manco quella dello spettacolo povero fosse un’industria di rifiuti tossici. Il saltimbanco, la statua umana, il violinista, dovrebbero d’ora in poi lavorare con tanto di metro in mano per rispettare la “distanza di sicurezza” dall’immobile vincolato, stare lontani dai luoghi di culto ed altre castronerie liberticide di ogni tipo. Da ciò si evince, che data la densità dei beni storico-artistici della capitale, artisti di strada non ne vedremo più, se non magari in qualche persa borgata di periferia.

Gli autori di questo criminale stupidario si dicono fieri di aver partorito un siffatto contributo contro il degrado dei beni storico-artistici. Le prime vittime di queste capre al cubo sono i simpatici centurioni che si aggirano intorno al Colosseo con i loro elmi a pennacchio traverso (i legionari avevano il pennacchio dritto) e le loro spade inoffensive. Le loro uniformi sono lise, l’elmo donchisciottesco, eppure essi combattono per regalare ai turisti una colorata foto ricordo e portarsi a casa, la sera, dopo aver lavorato duro, un pugno di euri per fare la spesa. Sono gioviali e sempre felici, anche per una piccola offerta. Non chiedono nulla, non hanno sindacato, non salgono sui tetti, non imbrattano i muri, niente ferie, tredicesima, certezza. Precari creativi che non gravano sul bilancio statale. Sentenza: i centurioni devono sparire.

In Francia, dove il turismo culturale è considerato fonte irrinunciabile di pil, non v’è castello, cattedrale, fortezza che non abbia i suoi figuranti che con le loro “mises en scène” rendono vive le pietre morte, evocano il passato, e stimolano il visitatore a saperne di più. Perfino nelle biglietterie spesso, al posto di grigi burocrati demotivati, si possono trovare leggiadre dame medioevali, cavernicoli ammiccanti, gentiluomini ottocenteschi. Se non sono in carne ed ossa, sono “automates”. Lo sanno anche i ciuchi che la fantasia dei ragazzi va stimolata per accostarsi alla cultura. Ma anche per gli adulti, essere immersi in un’atmosfera gioiosa da macchina del tempo è un modo per rendere la storia accessibile anche ai più recalcitranti. Se il Colosseo fosse francese, avremmo Nerone, i martiri, la folla e gli spettacoli. Noi invece abbiamo l’alemanno.

Che razza di paese schizofrenico! Si liberalizzano i notai e si deliberalizzano gli artisti liberi. Massima comprensione ed attenzione invece a tutti quegli intellettualastri che producono fetenzie ideologizzate con le sovvenzioni statali. Se io fossi sindaco di Roma, regalerei alla Caritas molte scrivanie inutili e manderei a calci gli occupanti a pulire la spazzatura nei fori o a fare i centurioni. Già, ma ci sono i sindacati. Dovremmo mandare anche i sindacalisti a fare i figuranti: martiri, possibilmente alla mercé di veri leoni.

La fantasia e l’arte di arrangiarsi sono sempre state le caratteristiche distintive dell’Italica gente. Le stiamo uccidendo. Le stanno uccidendo. Centurioni!, all’attacco!, forza con le spade!, avanti con i rami di vite!, veniamo anche noi. “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini”. All’assalto!


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