RIFORME O VOTO

Ciò che è emerso evidente ieri dal convulso Consiglio dei Ministri è che all’interno della stessa maggioranza c’è chi di riforme non ne vuole nemmeno sentire parlare. Vi sono dei ministri che pur essendo stati eletti e nominati per cambiare il funzionamento dello stato in chiave liberale, come voluto da una larga maggioranza elettorale e come indicato pure nella famosa lettere della Bce, non lo vogliono semplicemente fare.

Che ad opporvisi vi siano le opposizioni e Re Giorgio – che di queste ne è espressione – non stupisce, ma che a tradire il mandato elettorale vi sia pure il ministro dell’Economia Giulio Tremonti che dovrebbe incarnarne il senso più di molti altri lascia basiti.

Adesso è finalmente chiaro per quale inspiegabile motivo il governo si è dimostrato fin’ora incapace di attuare quello per cui era stato eletto. Non si tratta solo di una questione di numeri sottratti all’esecutivo da Fini, ma di una commistione di interessi personali e di visioni politiche diverse presenti in seno alla stessa maggioranza.

Stando così le cose è incredibile il governo abbia fin qui resistito. Sputtanato quotidianamente dalle bocche di fuoco dell’informazione democratica, con una immagine internazionale impresentabile costruita scientificamente con la complicità di talune procure, con la resistenza passiva – se non peggio – di Giulio Tremonti e con una fronda interna strisciante, palesatasi apertamente solo nelle ultime ore, se Berlusconi – si diceva – è ancora in sella lo si deve solo al fatto che le opposizioni non sono in grado di proporre alternativa alcuna.

Non si comprende bene il senso della lettera odierna, l’ultima della serie, firmata da Roberto Antonione, Isabella Bertolini, Giustina Destro, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli e Giorgio Stracquadanio quando afferma «siamo convinti del fatto che l’Italia può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche» per fare quelle riforme che l’Europa si attende. Ecco, sarebbe interessante sapere chi sia questo “ampio arco di forze sociali e politiche”, perché sinceramente se c’è deve essere ben nascosto.

La sede naturale di ogni valutazione è il Parlamento, ma se il Consiglio dei Ministri non è in grado di portarvi alcuna proposta il problema sta a monte dei numeri e di questo bisogna prenderne atto. Non si può governare una barca con dei rematori che spingono in direzioni contrapposte, si rimane appunto fermi. Quindi le soluzioni praticabili sono due: o le dimissioni di Tremonti o la salita al Colle.

Nel primo caso per affrontare immediatamente un decreto-Europa, nel secondo per andare prima possibile alle urne.

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