LE BALLE DI TRAVAGLIO

Ieri c’è stato l’esordio di Santoro con il suo “Servizio Pubblico”. La puntata, intitolata “Azzerare la casta”, si è svolta a senso unico, senza contraddittorio a parte Franco Bechis, giornalista di Libero il quale ha avuto pochissimo spazio. Ma era stato invitato solo per far da paravento alla narrazione faziosa che da sempre contraddistingue tutte le produzioni santoriane.

Per carità, va benissimo, fuori dal servizio pubblico, quello vero, può fare e dire quello che vuole. Affari suoi. C’erano Vauro (irrilevante), Della Valle (ininfluente), Luisella Costamagna (trombata da Otto e ½, ma non da Telese), Paolo Mieli (versione taliban) e De Magistris (vero eroe della puntata). C’erano i soliti servizi-verità, principalmente uno spezzatino di una intervista a Lavitola e varie intercettazioni tra lo stesso e il Premier, recitate con enfasi da fotoromanzo. Fantastico ed esilarante il sondaggio su Facebook gestito da Giulia Innocenzi che permetteva di scegliere tra: “Il governo agisca o se ne vada” oppure “Il Governo se ne vada e basta”. Per la cronaca hanno votato in 50mila, con il 99% a favore della seconda opzione.

Eppoi c’era Travaglio. Una certezza, perché non c’è suo pistolotto che non sia una ciclopica balla. Ecco l’ultima:

Travaglio: «La balla della settimana è una balla piuttosto grossa. Tg5 31 ottobre “polemiche dopo l’intervento del pm antimafia Ingroia che al congresso comunista di Rimini si è definito partigiano” quarto titolo del telegiornale, più importante delle condanne Unipol e dell’alluvione in Liguria. Il Giornale 1° novembre, 2° titolo, prima pagina: “questo pm confessa sono un partigiano Ingroia si dichiara comunista” Sallusti gli attribuisce questa frase: “Un magistrato deve essere imparziale, ma sa da che parte stare, io confermo di non sentirmi del tutto imparziale, anzi mi sento partigiano.” Parole terribili – scrive Sallusti – andrebbe allontanato subito dalla magistratura. Libero: “L’Ingroia partigiano non può fare il giudice”. Ma davvero Ingroia ha detto che come magistrato non si sente imparziale, ma anzi partigiano del Pdci e quindi comunista? Ecco le sue parole esatte: “Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni, ma fra chi difende la Costituzione, su cui ho giurato, e chi cerca di violarla io so da che parte stare: mi sento un partigiano della costituzione.” E cambia un po’, eh?»

Ce lo chiediamo anche noi: “Ma cos’ha detto veramente Ingroia?” E andiamo a verificare: «Mi diranno che un magistrato deve essere imparziale e io sono d’accordo. Un magistrato deve essere imparziale, quando esercita le funzioni, e non sempre purtroppo avviene con alcuni magistrati e con un certa magistratura abituata a frequentare certi salotti e poi a dimostrarsi forte con i deboli e debole con i forti. (applausi) Quel tipo di magistratura a me non piace, non piacciono i salotti dei potenti e le stanze del potere, non mi piace frequentarli. Sono orgoglioso di essere fuori da certi giri, da certe conventicole. Però lo confesso: non mi sento del tutto imparziale. Anzi, di più: mi sento partigiano (applauso) e nel senso (gli applausi continuano) e nel senso più nobile del termine. Partigiano innanzi tutto. Mi ha fatto piacere sentire poc’anzi l’intervento del vicesegretario dell’Anpi perché sono socio onorario dell’Anpi e sono onorato di essere stato scelto per rappresentare la parte migliore del Paese: i partigiani che hanno lottato per un’Italia migliore, molti dei quali sono caduti ma ci hanno dato questa Costituzione. Sono quindi partigiano perché sono un partigiano della Costituzione. In questo non sono imparziale: tra chi difende la Costituzione e chi la offende quotidianamente so da che parte stare. Tra chi difende il principio di eguaglianza e chi cerca di introdurre quotidianamente nuovi privilegi e impunità so da che parte stare. Fra chi difende l’autonomia e indipendenza della magistratura e vuole più giustizia per i cittadini e chi invece sta distruggendo il senso di giustizia dei cittadini con leggi come quelle sulla prescrizione breve e il processo lungo so da che parte stare. Tra chi difende il diritto al lavoro e allo studio e chi lo nega quotidianamente con controriforme della scuola e del lavoro so da che parte stare. Da magistrato democratico sto dalla parte della Costituzione.»

Questo il testo letterale pronunciato da Ingroia. Un discorso politico vero e proprio, un comizio, e hanno ragione Sallusti e Libero: andrebbe allontanato subito dalla magistratura. Perché quando Ingroia gestisce un pentito come Ciancimino sa benissimo da che parte stare: sul fronte della lotta politica e non su quello della giustizia.

Un po’ diverso dal taglia-incolla di Travaglio, vero? Ma di che ci stupiamo? Sulle mistificazioni Travaglio ha costruito la sua fortuna, modellando i fatti a suo uso e consumo. Questo è solo l’ultimo di una lunga serie.

Qui il video del pistolotto di Travaglio e del comizio di Ingroia (non sia mai avessimo sbagliato a trascrivere una virgola):


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