ECO-BALLE

Per valutare con giustizia un autore bisogna approfondirne l’opera, è ovvio. Ed io, nel caso di Umberto Eco, applico questo sano principio adottando i metodi più collaudati: quello “vorticista” di Wyndham Lewis, che giudicava i libri guardandoli con prudenza di lontano; quello di Thorstein Veblen, che leggeva i testi stranieri contemplandoli a lungo “finché poi parlano”. O alla maniera di Bergamín che, per capire a fondo un autore, si informava di ció che si diceva di lui prima di lui (donde il suo “da Nietzsche fino a Socrate”).

Ancora, sarebbe poco elegante criticare un autore solo dopo la sua morte (parce sepulto), ma io ho le carte in regola perché ho già recensito Eco quando era in vita: vedi ad es. i miei miseri articoletti sul King Kong della cultura.

E poi, mai giudicare basandosi sui giudizî degli altri. E infatti ho letto più volte Il nome della rosa, mai oltre le prime 50 pagine, seguendo il consiglio d’una nota scrittrice (“va [fin] dove ti porta il cuore”). Come insinuava Leopardi, la noia è più potente persino del dolore.

Intanto, tra tante valutazioni non sempre concordi, dove trovare un equo bandolo della matassa-Eco? Ho pensato, credo con il Mr. Teste di Valéry, che il meglio da farsi fosse appellarsi ai giudizi che implicitamernte l’autore stesso dà di se stesso. Nulla è più arduo che analizzare il pensiero aforistico, è vero; ma io ho affronto il faticoso compito avvalendomi della scelta fatta da un giudice attendibile che in questi giorni è su tutti i giornali. Risultati:

1 – “I mass media danno la parola alle legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar”. Bene, anzi benissimo. I gauche-caviar, da noi meglio detti “sinistrati-alle uova di lompo”, sono dunque cosí numerosi? Qui c’è contraddizione: o si offende Eco, oppure si offendono i sinistri-uova-di-lompo che lo leggono e ammirano. Infatti:

2 – “La testimonianza maggiore in favore di un’opera è l’entusiasmo che suscita nella massa”. Ma che, ci sono due masse!? Qui c’è contraddizione persino nell’autocontraddizione.

3 – “La gente crede solo in quel che sa già”. Sí, certo, ma che cosa “sanno già” i seguaci e ammiratori di Eco, per esempio? Nello sfondo, lampeggia la distinzione di Hegel: “il noto non è il conosciuto”. Ma, a questo modo, le conoscenze della “sinistra” dove vanno a parare?

4 – “Chi non ha principi morali si avvolge in una bandiera”. Certo è cosí, ma questo è un giudizio incerto; ci sono molti soggetti avvolti in bandiere buone. Intelligenti pauca. È il solito metodo erroneo, foriero d’autocontraddizione, che applica gli opposti (bello/brutto, opportuno/inopportuno, etc) in modo meccanico, senza tener conto della sola cosa che conti: la loro reale qualità. La stessa vita infatti, se è vissuta bene, è un [buon] conformismo.

5 – “L’uomo, abbandonato a se stesso, è troppo cattivo per esser libero”. Questa è una parafrasi all’incontrario del detto di Rousseau: “Bisogna costringere gli uomini ad esser liberi”. O cattivi, secondo Eco? Ma insomma, per Eco bisogna esser buoni o cattivi?

6 – “La democrazia è accettare una dose sopportabile di ingiustizia per evitare ingiustizie peggiori”. Affermazione questa che, fatta da un uomo di semi-sinistra, risulta essere il colmo dell’autocontraddizione. La contraddizione qui è addirittura in re.

7 – La filosofia non è vizio da tempo perso, ma “ha la sua radice nella meraviglia”. Eco ha ragione, ma questa non è una novità: Platone, Aristotele… Però poi sostiene che la filosofia è anzitutto divertissement. Ma che dice: meravigliarsi di giocare!? Mah.

Da giovane, fui a lungo seguace di Freud. Lessi con ingenua unzione tutti i 12 (?) volumoni dei suoi Opera. Nella Interpretazione dei sogni vi sono due luoghi (che qui non cito con precisione: non ho troppo tempo da perdere; e poi, o credetemi sulla parola oppure, se volete, andate a controllare) in cui Freud: a) dichiara che sognare di aver carta di cioccolattini sui pantaloni allude ad uno spargimento di sperma, e b) altrove, invece, dopo aver detto che ha sognato di avere i pantaloni costellati di pezzi di carta da cioccolattini, si scervella per trovare una spiegazione, dimenticando proprio la sua. Il che conferma non solo che nel testo ci sono flagranti contraddizioni, ma anche che Freud, molto probabilmente, era un onanista e si vergognava di confessarlo.

Orbene, quali sue vergogne tenta di occultare Eco, ignorando contaddizioni analoghe? Io qui offro una supposizione esplicativa: Eco aveva una segreta, piemontese nostalgia di sana moralità del tempo che fu, che collideva col clima di irridente spregiudicatezza da lui simulato negli strati più esteriori e “costruiti” della sua personalità. Bisogna pur fare dei sacrifici per procurarsi una cosí planetaria notorietà (vedi aforisma n. 2)!

Si deve esser d’accordo con Hegel quando asserisce che ogni concetto contiene il proprio opposto: il concetto, in quanto inesauribile discorso ovvero work in progress (l’esempio massimo di ciò è in Platone), ha uno statuto controllatamente mutevole. Come dire che c’è contraddizione e contraddizione. Inerte e pertanto immutevole è solo il non-pensato. E questa è la non-filosofia, la mancanza di iunctura rerum in cui Eco ampiamente cade. Se cosí non fosse, ad esempio Valéry, che nei suoi testi si contraddice ogni tre paragrafi, sarebbe il re dei filosofi.

Eco filosofo? Sí, ammettiamolo, de mortuis nil nisi bene, ma…


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