MEDIUM

Secondo Marshall McLuhan il medium è il messaggio, ovvero esiste un condizionamento determinato del mezzo tecnologico usato per veicolare il messaggio stesso, indipendentemente dalla sua qualità. La struttura stessa del medium fa sì che il messaggio si organizzi secondo precisi criteri. Tutto questo mentre non c’era ancora Twitter a confermarlo, e nemmeno Internet. Negli anni ‘60, per un errore di stampa, uscì un suo lavoro con il titolo «Il medium è il massaggio». Si rifiutò di correggerlo, trovando quel refuso geniale. Il massaggio, ovvero lo stimolo che la comunicazione inevitabilmente comporta, e che ci pone automaticamente in un peculiare atteggiamento a seconda del medium che lo veicola.

Esiste, ed è riconoscibile, un mutato mood collettivo, un’ondata travolgente che ha sbaraccato il vecchio mondo della politica: è targata Casaleggio S.r.l. Per primi hanno trasformato completamente il modo in cui si raccoglie il consenso, semplicemente cambiando medium, quindi linguaggio.

Il messaggio, in ogni sua declinazione, è semplice: abolizione dei vitalizi, rinuncia alle auto blu, all’indennizzo, alla scorta, diminuzione dello stipendio, decrescita felice, ambientalismo, democrazia diretta, onestà, reddito di cittadinanza. Slogan che per essere veicolati, basterebbe un Twitter limitato a trenta parole.

Spot che vengono diffusi sui social da gif animate, titoli di articoli di giornale che non avrebbero bisogno di contenuto, battute estrapolate da qualche video. Dei meme efficaci e di facile diffusione.

La scuola, figlia dell’ideologia di sinistra, è stata l’humus. Dal sei politico all’egualitarismo, castrando il capace per omologarlo all’incapace. Dopo decenni di questa sistematica demolizione culturale, è finalmente giunto il momento di poter affermare – senza che nessuno si scandalizzi particolarmente – “uno vale uno”. Slogan perfetto per il nuovo medium, Internet.

Se i messaggi di cui sopra li veicolassimo tramite Tv, medium rassicurante secondo McLuhan, non solo perderebbero di efficacia, ma risulterebbero facilmente confutabili e addirittura ridicoli nella loro inconsistenza. Infatti i 5Stelle molto raramente partecipano a talk-show o dibattiti. Perfino in campagna elettorale hanno rifiutato qualsiasi confronto. Veicolati attraverso Internet, in particolare attraverso i social media, raggiungono invece percentuali di penetrazione elevatissime, autoreplicanti e autoreferenziali. Dei meme, appunto.

Le stampelle intellettuali dei messaggi, principalmente il blog e il Fatto Quotidiano, offrono articolazione di pensiero minima, e non vi è alcuna filosofia a fare da fondamenta. Lo stesso linguaggio del Fatto Quotidiano è banale, addirittura semplicistico, con l’eccezione di poche firme. Ma non importa, lo scopo non è quello di fare letteratura, filosofia e nemmeno giornalismo, lo scopo non è quello di accrescere le coscienze, instillando dubbi e ponendo domande. Lo scopo è rafforzare il convincimento della tifoseria, in un perverso, efficacissimo meccanismo circolare: meme → blog → Fatto Quotidiano, senza mai far uscire il sostenitore dal proprio accampamento. Non solo, ma chi lo facesse proverebbe senso di colpa: non si legge la “stampa di regime”, serva dei corrotti. Chi sono i corrotti? Tutti. Ergo, per abbeverarsi alla verità non bisogna sconfinare dal perimetro della propria illuminata tribù. Da Internet, gli elevatini (i seguaci dell’elevato), con le loro granitiche certezze fungono da convinti agit-prop nella società civile. Perché Internet, a differenza di altri media, è bidirezionale, interattivo e stimola una reazione, un coinvolgimento attivo.

La propaganda delle altre forze politiche è ancora ferma all’altro secolo. Berlusconi avrebbe perso «perché non è potuto scendere in campo», il Pd sarebbe vittima di un «leader arrogante» e mille altre cose. Falso. Semplicemente non sono in grado di parlare attraverso i nuovi media, divenuti dominanti non in quanto a numeri assoluti, ma per influenza. Nessun meme efficace è stato creato e la comunicazione, disastrosa, ha sortito un effetto boomerang.

Una sola eccezione, il dibattito vax/no-vax. Da una parte gli antivax, in buona parte elevatini (anche se la posizione ufficiale dei 5Stelle è favorevole ai vaccini, ma contraria all’obbligo vaccinale), dall’altra una frase, semplice, lapidaria, inconfutabile: «La scienza non è democratica». Perfetta per essere veicolata attraverso i nuovi media, ma pure ad essere spiegata, approfondita e diffusa attraverso quelli tradizionali. Infatti i no-vax schiumarono di rabbia, ma nulla poterono e vennero ridicolizzati, con le loro idee ricondotte nell’ambito della superstizione. Il caso esposto non fu però merito di una consapevole strategia comunicativa di partito, ma di Roberto Burioni.

La politica attraverso Internet non ha necessariamente bisogno di alcuna profonda elaborazione di pensiero. Non serve Marx, Hayek e nemmeno Miglio, basta il filmatino Gaia e il nuovo ordine mondiale. Dove non si indica quale società si vorrebbe né come fare per arrivarci, ma si afferma che semplicemente avverrà. La differenza tra logica e il mago Otelma. La differenza tra politica e dogma. L’elogio del non-pensiero.

Paolo Visnoviz
Zona di frontiera, 3 aprile 2018


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