OPINION FACTORY

“Reach out and touch faith
Your own Personal Jesus
Someone to hear your prayers
Someone who cares
Your own Personal Jesus”Depeche Mode

La deriva è iniziata molti anni fa, senza destare troppo clamore. Chi andava in Parlamento non erano più persone che si erano fatte le ossa nei circoli di partito, esponenti del mondo culturale, gente che si era fatta strada sbattendo pensiero contro pensiero, ma calciatori, personaggi del mondo dello spettacolo e qualsiasi individuo avesse raggiunto una certa popolarità. Funzionò.

Era l’inizio del marketing politico moderno. Ora i 5Stelle, pur senza rinunciare alla cooptazione di personaggi famosi, hanno mutato il paradigma portando l’uomo senza qualità – superfluo affermare che Musil non c’entri nulla – al rango di deputato. Non importa più cosa l’individuo pensi, dato che deve agire in conformità al moVimento. Non più pensiero contro pensiero, ma semplice interprete di slogan preconfezionati altrove. Vietata l’intelligenza autonoma, vietata la sua libera espressione. Il Dubbio è morto; per ironia della sorte ucciso da Carneade.

L’occupazione di uno spazio ideale, più comunemente la posizione politica, è sempre stata àncora identitaria. Chi ne assume una, lascia agli avversari quelle opposte o varianti e distinguo della propria. Lo statalismo, per esempio, è più naturale connotarlo a sinistra; il nazionalismo a destra, ecc. Il limite di chi afferma una idea, una opinione, una convinzione politica è che deve continuare a sostenerla, pena disorientare, deludere o addirittura perdere la propria base elettorale. Non che questo non si verifichi, a volte è necessario, ma si tende, per quanto possibile, ad evitarlo. I mutamenti di rotta sono pericolosi, vanno argomentati, giustificati, spiegati e, comunque, scoprono il fianco a critiche e facili attacchi.

Anche una chiara posizione politica, per contro, ha i suoi svantaggi. Una volta raggiunto un certo grado di consenso, difficilmente – in condizioni sociopolitiche invariate – si potrà ulteriormente crescere e non si potrà mai raggiungere gli elettori contrari alla propria posizione.

I 5Stelle hanno risolto il problema. Occupano tutte le posizioni. Contemporaneamente. Quando serve le cambiano disinvoltamente in corsa. Euro sì euro no, vax e no vax; per ultima la correzione di rotta da Olimpiadi no a Olimpiadi sì. Tutto questo, però, senza pagare pegno, come normalmente ci si potrebbe aspettare.

Per primi i 5Stelle si sono accorti che si può dire tutto e il contrario di tutto, anzi, che questo comportamento paga, perché così si raggiunge l’intero l’elettorato, non solo quello convinto e fidelizzato. Sulla Rete non esiste più l’articolo di giornale che fa tendenza, l’opinionista politico autorevole che spiega, ma ve ne sono mille, vomitati dagli innumerevoli aggregatori di notizie. L’Universo ordinato in riprecipitato Chaos.

Diventa facile, quindi, in un mondo che non sa perché il gatto miagoli, giustificare una posizione e il suo opposto e chi sui social media deride questo comportamento, pacchianamente contraddittorio, molto spesso si ritrova un filmato youtube come smentita, una citazione del blog a confutazione, un titolo del Fatto a giustificazione. E tutti rimangono con la loro convinzione. Contrapposta ed intatta. Targata 5Stelle. Un brand di successo, omnicomprensivo. Una opinion factory, dove l’idea non è più figlia della logica, volta al conseguimento dell’attuazione di una visione della futura società, ma diviene mero prodotto di marketing, di impianto teatrale e dal target universale.

Paolo Visnoviz
Zona di frontiera, 11 marzo 2018


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