NELLA SCATOLA

The giant mural titled “Under the Hand” by Maclaim Crew is visible on a building facade in Kreuzberg district on June 26, 2014 in Berlin, Germany. (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

L’estate è stata ricordevole. La scatola che ci contiene e imprigiona sta chiudendosi. Moscerini a miliardi, più di 7 miliardi di cervelli, ai quali sta per esser preclusa ogni prospettiva. La verità resta fuori dello scatolone. A quel che pare, occorre vietarci ogni trascendentalità, come si dice tra kantiani. Embè? Take it easy. E poi, time is money…, speranze e scopi ce n’è anche qui, sotto il coperchio… qualità a parte.

Sì, sotto il coperchio, con la merda. Tutto ripulito. Adorno: «Attenti, dove tutto è lindo abitano i Fecali». Come nelle stazioni di servizio. Consumare, mangiare, mangiare di nuovo, scopare e riscopare, e poi daccapo, e poi la morte. Volete saperne di più? Rileggete due/tre volte il presente paragrafo. C’è tutto quel che occorre capire. Filosofia 3° millennio.

Ma come sarebbe a dire? Com’è potuto succedere? È andata così: «Dio è morto»; dopo ci fu più d’un secolo di marxismo («immanenza integrale», ricordate?) che poi s’è putrefatto per virtù propria.

Però, benché scartato, Marx poteva ancora servire. Ad es. la teologia della liberazione, Càmara, Gutiérrez, Boff e compagnia cantante; fare di Marx un profeta biblico mediante ulteriore banalizzazione del Capitale. Ci voleva un Papa, ed eccotelo: Francesco! L’Iberoamerica ha fatto il ruttino dopo la prima poppata! Anzi, con la liberazione di Battisti fa due!

Non ha senso amare per viltà e conformismo ciò che piace ad altri. Se piace ciò che piace, sono fatti loro. A noi interessa vedere, e ripensare. Che cosa c’è, o puó esserci, fuori della scatola? Persino le formiche a volte prendono la via storta, che non mena alla mollica di pane. Il fatto è che la «liberazione teologica» iberoamericana implica una gesuitica, severa propaganda, e il progressivo sgretolamento della cultura che piaceva a noi. Perché, mettiamocelo bene in testa: convivere con i diversi è difficile, spesso è impossibile, altro che belante filosofia dello «stare insieme»! L’irenismo esiste, ma a rovescio: serve per accoppare chi ci crede. Come dire: pacificare sulla lunghezza d’onda del più forte. Invece gli Esseni e Cristo, naturalmente, vedono ancora la guerra nei cieli – e, qui giù, l’Isis.

Una volta, a difesa dei «fuori-scatola», c’era quel che si chiamava cultura. C’è n’è una anche ora, ma «sociologica», rivolta a insegnare come cuocere la pasta, friggere il pesce, rosolare la fetta di vitella; e poi naturalmente, sradicarsi i calli, sgonfiarsi la prostata, andare maestosi in bagno, calmare con pomatine i pruriti del’intimo, e finalmente scopare. E poi, per cambiare, scopare. Merleau-Ponty gongolerebbe: «estesiologia».

L’ora segna Stan Laurel, non ci son santi. Il papa, anche lui, se non predica di scopare, predica di leccare il fondo della famosa scatola (il «noi»); e di farlo, farlo insieme agli altri di diversa fede pur di farlo. Questo si chiama: «essere buoni». Che somiglia molto a: «starsene buoni». «Buoni»! Ma grazie tante, questo lo sapevamo. Tutti insieme! La lotta tra fedi diverse rischia di rompere il coperchio della scatola; invece no, facciamo un bel girotondo tenendoci tutti per mano. Ma alt! Mani «colorate», uso favela; quelle bianche, specie se italiane, no. Chissà perché. E interessarsi di cose «buone», come ad es. le settimane di vendita sottoprezzo nei supermercati.

Ma, – guarda caso – questo io lo sapevo. Sentivo arrivare il nuovo segno. Profeta? No: piuttosto delicatezza di stomaco. In hoc signo. Sì, il guaio sarebbe esploso quando, esaminato il corpo della donna fino al collo dell’utero et ultra, si sarebbe passati al piffero (pene e balle), più duro (…) da far digerire, quello. Ma finalmente se ne parla come io e tu parliamo di sfogliatelle. «Il figlio di Tizio ne ha uno enorme; Caio ce l’ha duro da non credere; Sempronio può venderne «a metraggio», etc. Ammirazione! Invidia! E poi moltiplicate il tutto per 2 (omosessualità). Ci sarà da stare occupati per millennî. Discussioni, paragoni… Cultura, cultura à go-go!

Dico, il papa ci ha messo la sua, borbottando scemenze, luoghi comuni e «siate buoni» a volontà… Il cattivo gusto (non c’è verità senza buon gusto) che si porta dietro da Boff, Cámara, Gutiérrez… – ci voleva tanto a capire -, e ora ci siamo (dico, fritti). Le tiritere da ignoranti sono le più lunghe da smaltire. Banal Grande, Banan Glande… fessaggini facili.

Eppure, in provincia, dove disobbedire è più facile (là il «pare brutto» riguarda cose più concrete), la gente è migliorata. Più presentabili, più sciolti, con (incredibile!) ripresa di prospettive extra-scatola, trascendentali (!). Persino l’ignavia stufa. Si sono stufati della reclusione nella scatola!

A noi per ora restano uno o due magnifici «senza-paura» che tengono duro, una o due persone per bene, non di più, che essendo diverse finiscono per incuriosire quelli che «si sono rotti le balle». Nel generale annuire, loro no, dicono pane al pane, vino al vino, e merda alla merda.

Non faccio nomi, basta annusare; l’intelligenza è come l’aria di montagna. «Non abbiate paura!» diceva Woityla. Ve lo dico anch’io -, che ho una paura da matti. Non esitate. Su! Dite merda alla merda! Coraggio!

Leonardo Cammarano
Zona di frontiera, 5 ottobre 2016


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