ESTREMA DESTRA

Ho fatto il patto con me medesima di non parlare più di politica, e infatti non ne parlerò. È solo che uno dà una “svista” (come diceva un mio amico) ai giornali e toh!, pare che in Austria stia stravincendo l’estrema destra. Il problema è diventato geometrico, perché la destra ovunque è sparita, cambieranno pure i segnali stradali: “divieto di svolta a estrema destra, tenere l’estrema destra“.

Uno prima di guardare le foto s’immagina che i vincitori siano tipacci tatuati e manganelli, bombaroli con la scozzetta di lana e il sigaro di traverso, invece questi estremisti sono puliti, sorridenti, eleganti, pure affabili, e del tutto innocui. Si vede lontano un miglio che con gli esplosivi non hanno dimestichezza. Il fatto è che mentre le antiche destre stanno facendo una ad una karakiri variamente, ma tutte stringendo al cor la foto di Junker (che poi risponde a cuoricini), le sinistre sono eterokarakiriche, ma hanno le loro truppe cammellate che si riproducono (e hanno solo cambiato mummia, da Stalin a Schulz). È rimasto un manipolo di Europei sul serio, che con tutta questa melassa burocratico-dittatoriale non vuole avere proprio nulla a che spartire. Sono alieni riluttanti a misurar cetrioli, ad accettare che in ogni nazione, casa, buco si onori San Fiskalcompact, a farsi invadere da finti profughi e mettere il proprio tappetino d’ingresso verso la Mecca. Questi alieni, che oggi si ritrovano un po’ spaesati in un mondo tutto conforme, senza manco lati (se non c’è la destra, non ci può essere manco la sinistra, Catalano docet), una specie di Matrix all’amatriciana (ma che la pancetta sia conforme, oppure cinese, per Giove!), cominciano ad avere più di un simpatizzante. L’uomo della strada, pur frastornato dai sermoni popolar-socialisti, comincia a chiedersi: “ma com’è che si stava meglio quando si stava peggio? Sai che mi sono rotto di misurar legumi e mettere i nomi in latino ai pesci mentre mi sfilano il portafoglio dai pantaloni? E perché io sono uno che prega dappertutto, come Don Camillo, e quelli che arrivano vogliono prima il cellulare e poi la moschea o viceversa? A spese mie? Che c’azzecca, ‘sta storia, con l’accoglienza?” E zitti zitti, nel segreto della cabina, si prendono una soddisfazione.

Naturalmente, io l’ho detta in italianese, ‘che l’austriaco non lo so, ma il ragionamento alieno è lo stesso. Io posso testimoniarlo pure in francese. A questa “deriva populista” si pensa dunque di porre freno collocando con severità spartana tutti i dissidenti all’estrema destra, ideale luogo di perdizione e di cattivismo, antro mefitico che inghiotte e non rivomita mai, che marchia a vita e pure a morte. Ricordate Walls alle regionali? «Chi vota Front National, peste, fame e carestia!» E gli scribacchiozzi, tutti a copiare: estrema destra!, estrema destra!. Se non se l’hanno appioppata pure a quel mattacchione di Boris Johnson (quello che ha detto all’abbronzato: “te rode, ma fatti i cavoli tuoi”) è solo perché i nostri inviati l’inglese l’hanno imparato da Severgnini ed ogni tanto capiscono assi per figure. Chi di anglicismo ferisce, di anglicismo perisce. Ma si sono subito rifatti coi titoli sull’Austria. Tu quoque Sallusti.

Sfoglio le offerte delle agenzie di viaggio, ma da noi, in Italia la località estrema destra così com’è meravigliosamente declinata or qui or là, nelle mèches di Marine o nel biondo caldo di Trump, non ci sta. Noi avevamo il Cav, che fece “bu”, e se lo mangiarono vivo. Abbiamo Salvini e Meloni (e qui mi taccio) e poi quel bel tomo di Di Maio, che l’abito fa il monaco e il blu fa Juncker. Va a finire che in questa Europa ci resteremo solo noi. Era meglio morire da piccoli.

Angela Piscitelli
Zona di frontiera, 26 aprile 2016


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