SGARBI E IL SEGNO

Bravissimo Sgarbi. Il suo pesce d’aprile è stato geniale.

Conobbi Sgarbi circa 25 anni fa, non ricordo se a Salcito o a Secondigliano, nei suoi giri in difesa dell’arte, e da allora lo ammiro. Lo ammiro di lontano, penso che i ʺclientesʺ in eccesso siano d’impaccio; le attività serie meritano più collaboratori che ammiratori. Ritengo, molto semplicemente, che Sgarbi sia uno dei ʺdieciʺ (oggi direi dei 2 o 3) la cui presenza persuade il Padreterno a non distruggere col fuoco la nuova Sodoma (peggiore della biblica, a causa dell’odierna indecenza universale).

Bene. Intanto ora più che mai c’è urgenza di cervelli che sappiano fondere il disprezzo per la platea con la consapevolezza che il Bello non è un facoltativo ornamento esteriore delle cose, come crede la portinaia che orna con stoffetta ʺin tintaʺ la poltrona del salottino, ma è l’Essere stesso scorto nei momenti in cui si degna di mostrarsi. Non ornamento, ma essenza e pienezza dell’ Essere è la bellezza: questo Sgarbi stupendamente sa, ed è la cosa fondamentale da sapere.

Il suo pesce d’aprile è stato uno di quei gesti intelligenti che sono lampi di chiarezza che ne accendono altri, debitamente disturbando l’ambiente d’ignoranza e di prudenza che ci circonda e rallegra. Ha scomodato infatti il nostro ʺpis-allerʺ, con un atto di fede che più chiaro non si potrebbe, ironico ma espressivo del carattere ʺnuminosoʺ della verità. E insieme:

– ha effettuato il censimento delle persone serie intimidite dalla durezza dell’ora. Prendendole alla sprovvista, ha consentito loro di scoprirsi. Non pensavamo di essere in tanti.

– ha fatto come fece il difensore dell’evidenza nella favola del ʺre nudoʺ. Esiste un conformismo positivo che si accende come un bengala di capodanno, ma che poi anziché spegnersi si espande e si propaga.

– ha consentito di ridere ancora sul naso di tutti i filistei che ci assediano.

– ha spinto tutti i timidi come me e animule blandule assortite a pensare sul serio se non sia il caso di andarci davvero, non al diavolo, come al solito ci viene augurato, ma negli eremi di religiosa meditazione o come si chiamano. Ce n’è, di queste anime che hanno ragione ma non riescono a farsela dare.

Bisogna farsi il segno della croce in pubblico, dice Sgarbi. Cosa che io per la verità già eseguo, ma che da oggi in poi farò con maggiore convinzione e libertà, perché la fedeltà a Dio bisogna esprimerla, e occorre anche un ripetuto gesto di giustizia. Infatti, mentre i seguaci di Allah possono mostrarci il sedere e le calzette accovacciandosi a migliaia dove e come vogliono -, perché mai noi invece, a casa nostra – che vorremmo nostra ovvero del nostro Dio – dovremmo impedirci di ricordare, dichiarare ed onorare con un semplice gesto la nostra fede? E voi, ragionatori matematizzanti, non sapete che una religione ʺalgedonicaʺ come quella di Allah, fatta di mazza e carota, paura e promesse di ricompense brutali, puó esser vinta non certo dall’ateismo, come credono i post-illuministi additando le loro vuote simmetrie, ma solo da una religione che sia fede ʺveraʺ perché nutrita di valori (valori, dico, non della speranza di coire con le Urí). ʺQuesto èʺ, come si dice da noi, e non lasciamo che la vile arma del ridicolo affibbiato ʺdall’esternoʺ osi comprimere la nostra libertà.

Il retto sentire e la capacità di ragionare non possono non coesistere con quel poco di audacia che ci resta. Vogliono convincerci che l’intelligenza delle cose sia data dall’ironia plebea che oggi tien luogo di coraggio, che il segno dell’acume sia costituito dalla sardonicità a costo zero che il presente secolo impone. No, ci vuol altro. Si dirà che è cosa strana che un pesce d’aprile esorti alla riscossa? Forse. Ma la garbata derisione è un’arma temibile.

Leonardo Cammarano
Zona di frontiera, 19 aprile 2016


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