SOCIETA’ COLPOSA

L’Italia e gli Italiani di buona lega sono talmente amabili, che quando la realtà italiana costringe ad indignarsi, il che accade spesso, sembra di tradire l’amor patrio. Invece è il contrario. L’Italia è una realtà dualista, quindi contraddittoria: è doveroso indignarsi, denunciare sempre di nuovo le malefatte dei furfanti contro gli indifesi, anche se la va di male in peggio.

Mi chiedo come mai si sia potuto cadere tanto in basso. Tra parenti e conoscenti, solitamente si ha esperienza di ottime qualità umane. Gli Italiani di buona lega sono persone formidabili. Le classi non c’entrano, si tratta di qualità personali. La popolazione sembra strutturata in modo strano; sul proscenio, ripeto, trovi spesso ottima qualità e buon volere; tra le quinte, latitano turbe di malfattori, d’incredibili egoisti, di nemici della speranza. E cosí, se attendi, ecco immancabilmente affiorano nefandezze indicibili, carenze di generosità, di costruttività, di creatività. Caratteristiche criminaloidi che atterriscono.

Il risultato: alla lunga, ci si abitua ad uno strano clima immorale, una sorta di pantano colposo sul quale si galleggia tra rassegnazione e connivenza. Mistero: le sciagure nazionali, come fu nel ’66 a Firenze e come è oggi a Genova, rivelano l’esistenza di migliaia di volenterosi e di generosi. Ma le sciagure generali, quelle politico-pecuniarie, suscitano invece insensibilità, disonestà, un egoismo ch’è quasi sadismo. I benestanti, se si accenna a privarli anche d’un solo euro, starnazzano senza vergogna.

E poi, come puó una società gremita di bisognosi sopportare con tanta incedibile pazienza che si getti tanto denaro dalla finestra, che si progettino tante opere, spesso ʺurgentiʺ, che poi restano incomplete ad ammuffire? Genova è un tristissimo esempio. Si aggiunga la sistematica sottrazione di denaro pubblico. Finanziamenti: si incignano le opere per ottenerli, poi si abbandona il tutto per godersi in pace il malloppo. Altrove, è il contrario: per indescrivibile disordine burocratico, si lasciano inutilizzati i finanziamenti europei. Sciatteria e malaffare, disonestà ma spreco, povertà ma profusione, non si potrebbero immaginare comportamenti più dissonanti. E i bisognosi aspettano.

Ogni tanto si creano commissioni di controllo. Ma tutti sanno che si tratta di futuri nuovi centri di appropriazione indebita. Si ruba a strati sovrapposti.

L’assenza di fiducia nello Stato genera inaspettate psicosi. La Tav, che doveva assicurare più efficienti collegamenti europei, attende da più di trent’anni; in Valsusa non pensano che gli allarmi suscitati da pericoli immaginari inibiscono enormi vantaggi. I moderni sistemi d’eliminazione dei rifiuti sono respinti a causa d’incomprensibili veti, spesso attizzati dagli stessi ecologi, in omaggio a demenziali dottrinarismi spesso di sinistra. Dulcamara dai cervelli ritardati ci vogliono far credere che l’unico modo di liberarsi delle immondizie sia quello di spedirle all’estero con forti spese (e, ovvio, con forti guadagni di alcuni). Il gasdotto che dovrebbe affiorare nel Salento è fieramente osteggiato dalla popolazione locale: si teme forse un inquinamento che sta solo nella testa dei demagoghi. Lo stesso accadde molti anni fa con l’energia nucleare. Da noi Montalto di Castro e Caorle ammuffiscono, milioni e milioni di denaro pubblico gettati al vento; invece in Belgio, ad esempio, si produce energia nucleare a costi vantaggiosi persino sotto casa, nei sobborghi delle città.

Edilizia. Forse oggi non si costruisce abbastanza, ma certo si costruisce troppo su pendici di vulcani, greti di fiumi, coste da non inquinare, torrenti infidi e laghi la cui bellezza meriterebbe solo rispetto. Tutto ciò in attesa dei periodici disastri che però non insegnano niente a nessuno. L’imbecillaggine e la ribalderia sono pronte a ricominciare. Norma generale: ʺscippa e fuggiʺ.

Io non so se la disperante pratica della sottrazione di denaro pubblico sia causa, concausa, o effetto di questa atonica, collettiva mancanza di volontà di salvarsi, di rimboccarsi finalmente le maniche non più per rubare, ma per creare. I balconi in cartapesta dell’Aquila sono un esempio troppo lurido; si giunge al punto di derubare i bisognosi. Spennare i terremotati non è un po’ troppo?

Nella mia regione, il Molise, ci si è specializzati nella produzione di un tipo di cemento assai a buon mercato, prodotto quasi con sola poltiglia di sabbia. Le cosiddette ʺopere d’arteʺ murarie si sfaldano, cedono alla pioggia e al vento, si convertono in polvere. È vero che il dissesto idrogeologico è rilevante, ma le nostre strade continuano a trasformarsi in polverosi tracciati, da rifare ogni due o tre anni, ma meglio: abbandonate, per la solita ragione: l’uso del ʺcemento molisano” qui sopra descritto. Tutto ciò è sconcio e ignobile. Sotto Duronia una nuova strada necessitosa di opere sospese, a forti tornanti per superare notevoli dislivelli, è diventata una spaventosa trappola di polverosi precipizi.

E questo generale bailamme, questa universale giostra di ladri e di dissennati dovrebbe attirare i capitali esteri e – si noti – anche i turisti!?

Dopo Berlusconi, che io sappia, solo Renzi ha mostrato di vagheggiare programmi creativi e costruttivi. Rodomontate d’un ʺragazzoʺ inesperto? Forse sì, ma non fa niente: tra tanto rigoglio di colpe, io sono e resterò per lui. Almeno lui mente in modo incoraggiante, dunque allegro. Sogniamo.


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