LE BELLE STATUINE

Fateci caso: il terzo millennio è l’era delle chiacchiere, ci siamo tutti pian piano assuefatti. Il mondo è dei parolai. In fondo a ogni discorso c’è una terra promessa, che sia il benessere, la pace, o l’Europa, mete da conquistare attraverso prove impossibili e che non possono essere messe in discussione: sono dogmi del nulla.

Così di chiacchiera in chiacchiera, il tempo scorre e agli obiettivi sono stati rimpiazzati, con profitto di pochi e danni di molti, dagli annunci. Chi comanda non si cura minimamente dei risultati: è gente messa lì con il preciso incarico di annunciare – non sono eletti, non sono niente – e pure volendo non potrebbero in nessun modo dar seguito a qualsivoglia proponimento. Ed è così che ormai nelle nostre teste si cerca di far passare i propositi – dei quali è noto, sono lastricate le strade dell’Inferno – con i fatti. E nell’Inferno ci siamo noi, non si sa se immobili per sbigottimento o per ignavia.

Intanto tutti i pennivendoli e i mezzibusti si sono riciclati gossippari. Alcuni fanno concorrenza a Salvo Sottile raccontandoci nei minimi dettagli ogni sorta di delitti, e di disgrazie stravaganti. Se le vanno a cercare nei più remoti angoli del mondo, forse in qualche generatore automatico di orrori pescati nel web. Già, perché così facendo, il vero orrore si stempera, e finisce nel calderone. L’intrattenimento spazia anche tra tette e posteriori e si direbbe pure che le proprietarie delle medesime abbiano il preciso compito di mostrarle e basta, invece di occuparsi di riforma, di scuola, etc. Tra signorine che cercano di cantare col vibratore tra le cosce e riesumati antichi baci andreottiani, ci inculcano il terrore di qualche flagello biblico (che colpirebbe di sicuro solo quelli non conformi. Guardate il medico americano e l’infermiera colpiti dall’Ebola: sono guariti, dunque erano conformi); la paura serve perché paralizza nelle coscienze la rivolta e ci induce a pensare che se proprio non ci arriva un tegolone in piena zucca, in fondo, possiamo dirci fortunati.

Non è il caso di dire mal comune mezzo gaudio, il peggiore presidente della storia degli Stati Uniti ci ha buttati nelle braccia degli invasori, eliminando con meticolosa precisione tutti i nemici dell’integralismo: mica il califfo è spuntato come un fungo dopo la pioggia! Eppure, a leggere le nostre grandi firme, sembrava proprio così: “toh, c’è un califfo, sta arrivando un califfo, ma in fondo, cos’è un califfo? Il gelatino della Pascale?”

In questo teatro dell’assurdo, che oggi è l’Occidente, è in atto una guerra di supremazia. Noi ci stiamo arrendendo senza combattere. Ci siamo arresi all’ Europa schiacciando quelle parvenza di democrazia che avevamo, ringraziamo sentitamente chi ci mette alla fame ed ora ci faremo invadere senza profferire sillaba mentre alcuni dei nostri figli si arruolano con Isis.

Beffa delle beffe, la nostra disfatta programmata porta il nome di quel Mare Nostrum che fu lustro, prosperità e bellezza della Roma antica. Senza sovranità non si può fare politica, si può solo obbedire. È chiaro come il sole che non ci sarà alcun Frontex Plus a meno di non chiudere, accordandosi con Della valle, Alfano dentro il Colosseo con un paio di leoni piuttosto affamati. Ma ne troverebbero un altro, e un altro ancora: la fabbrica dei mercenari obbedienti è l’unica che prospera in terra italiana.

Questa è pure la dimostrazione (ove mai ce ne fosse stato bisogno, Grecia docet) che quest’Europacchia nordcentrica non ha alcuna prospettiva geopolitica, visto che pensa di poter dominare e prosperare dopo aver desertificato senza pietà tutta l’area mediterranea.

Che ne sarà di noi? Io l’Italia l’ho vista, esiste, e non è quella raccontata dai giornali, non somiglia neanche un poco a questa massa di utili idioti che finge di rappresentarci. Il nostro più grave difetto è quello di essere imbelli, forse perché troppo abbiamo combattuto per il passato. Non vediamo il pericolo, siamo convinti che una dolce resistenza, una tacita individuale anarchia possa metterci al riparo da guai peggiori. È un’Italia metapolitica, meravigliosamente creativa, esemplarmente anarchica, che ha sempre regolato l’affare finché eravamo padroni in casa nostra.

Ma ora? Ora se non vogliamo che millenni di civiltà siano passati alla ruspa dal pareggio di bilancio dai tecnocrati e dalle tecnocratesse col ditino alzato, ora bisogna svegliarsi. Sperando che non sia troppo tardi.


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