FINOGLIO

“Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”

Vengo. Vengo e mi metto così, vicino alla bara, di profilo, in controluce. Mi faccio sputare addosso così da suscitare un po’ di pietà e far capire a tutti quali siano i veri cattivoni. Che dici? se non mi sputassero per niente e solo m’ignorassero? È un rischio calcolato, ma ne ho combinate talmente tante che ormai mi chiamano tutti “finoglio”: impossibile che non mi fischino, sputino e, massima fortuna, potrei persino rimediare qualche ceffone: sarebbe perfetto. Pubblicità gratis. Tutti mi difenderebbero, tutti solidarizzerebbero con me.

Pensa, ho costretto Filippo Rossi a scrivere le lodi addirittura di Badoglio, sai le risate!, far passare per atto nobile quello che fu, oggettivamente, un tradimento. Tanto chi vuoi che se ne accorga? di certo non Rossi. Anche se se ne accorgesse non importa, uno che fu portavoce di Scajola può sempre invocare il diritto di scrivere a sua insaputa.

Lo so, lo so: che io vada al funerale di Rauti è un controsenso, sarebbe come se il Dalai Lama fosse andato al funerale di Mao. C’è una differenza, però: io non rischio l’arresto. E poi vuoi mettere? Rauti l’ho sempre odiato, mai potuto soffrire, da quella volta che mi ha fregato la presidenza del partito e poi dopo, quando mi ha rotto le uova nel paniere per la svolta di Fiuggi, che era pure diuretica. È per questo che voglio andarci, per levarmi la soddisfazione di vederlo finalmente stecchito. Lo sai che sono sempre stato di animo nobile.

Ecco, è deciso, ci vado. Mi faccio sputare un po’ addosso e faccio la vittima. Sia mai che dal duevirgolaqualcosa non possa perdere se non il qualcosa, almeno il due. Casini me ne sarebbe grato.

Che dici, per prudenza ci vado vestito da sub?


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