ARRIVI E PARTENZE

Sí, lo confesso, ho la fissa di Berlusconi, cosi’ come quel tale cui un psicologo praticava il « test di Rorschach » : qualsiasi figura gli si mostrasse, lui rispondeva sempre :… ; ma lasciamo perdere.
Dunque, proprio cosí : io risponderei, rispondo, rispondero’, sempre « Berlusconi » , e – anche se questa è una difesa debole – lo faccio, lo farei e lo faro’ perché (ripeto il mio rosario) : Berlusconi è l’unico, tra tutti quelli che scorgo in giro, che abbia spalle larghe, determinazione inossidabile, chiarezza nella individuazione delle priorità. Detto alla rovescia : un Bersani, un Vendola, un Di Pietro, persino un D’Alema, messo a capo della baracca mi farebbe ridere (=piangere) di cuore. Persino un d’Alema, sí, perché se è vero che il personaggio mostra segni di carattere forte, scava scava questa forza di carattere si esprime solo quando si tratta di difendere se stesso, il proprio « ritratto », quel noioso ritratto che porta in giro e che tenta di mostrare a tutti con tanta unzione e sussiego, quasi fosse il ritratto di san Gennaro.
Si dirà : vanitoso il D’Alema!? Ma se, quanto a vanità, Berlusconi non è secondo a nessuno ! Eppure, anche qui ho da ridire : è vero, Berlusconi è vanitoso, ma la sua vanità è puntata verso il « fare » : egli fa pensare ad uno di quei bambini un po’ fastidiosi che sono felici di mostrarti d’aver saputo fare questo e quest’altro. Questo genere di vanità, dovete convenirne, è molto più fruttifero dell’altro, quello di chi bada a mostrare non quanto sia bravo, ma quanto sia « lui » -, dico : quanto sia se stesso.

Questa premessa va completata con le poche osservazioni che seguono : se Berlusconi è cosi’ contento di fare, e cosi’ vanitoso del fare , perché poi non ha fatto una non piccola parte di quel che prometteva ? Risposta semplice : perché è circondato da fanfaroni (quei CdL che riescono a impedire di fare non solo a lui, ma anche agli altri pochi funzionanti del suo governo). E poi tra lui e le cose da fare ci si è messo di traverso il masso inerte, vergognosamente immobile, dell’opposizione, che si limita a pesargli contro e addosso schiamazzando senza requie, due o tre volte al giorno: No!, no!, no!

Insomma, riassunto: il personaggio vale molto e non è sostituibile; ma è azzoppato da un cercine dalle caratteristiche ben note a noi Italiani, perché è un impedimento vecchio stile: lui vuol fare le cose, loro voglio fare le solite chiacchiere, quelle che i democristiani suggerirono e insegnarono – lo stile è tutto – a tutti i politici del loro tempo, e purtroppo del nostro, Craxi escluso.

Fine del preambolo, o prologo che dir si voglia. Ora inizia la « parte sogno ». Sogno !? Non esageriamo ; diciamo : desiderio.
Dunque, sotto l’albero dei desideri sto immaginando ad occhi aperti quanto segue. In non so quale stazione ferroviaria, credo quella di Firenze, si sono riuniti certi « giovani », tra i quali Renzi e il « mezza età » Chiamparino. Queste persone si sonno messe a parlare un linguaggio nuovo, non il solito politichese fatti di contrapposizioni destra/sinistra, di rivendicazioni, di « l’avevo detto io ! » e di rancore. Nulla di cio’ che siamo abituati ad aspettarci dalla nostra abbastanza fetida classe politica. E cio’ per la seguente semplice ragione : perche essi, per la prima volta nella storia di questa Repubblica, danno chiari segni di essere stufi di chiacchiere idiote, e anche di chiacchiere non idiote ma comunque chiacchiere, e vorrebbero passare ai fatti concreti.

« Fatti » !? E’ giusto guardarsi in volto l’un l’altro, interdetti. “Fatti?” Ma che mai significa questa parola, “fatti”, qui, nel bel mezzo del terso cielo della nostra Repubblica Italiana!? Ma poi ecco, ricordiamo. Di questi « fatti » ha parlato e parla il Cavaliere Berlusconi.
Ed ecco che il sogno prende corpo : i giovani della stazione ferroviaria di Firenze parlano un linguaggio simile a quello di Berlusconi. Non è che forse ci vorrebbe il « vecchio » Berlusconi circondato dai « giovani » della stazione ferroviaria di Firenze ? Io sinceramente penso di si’ : sarebbe molto utile in assoluto, e sarebbe utile anche per avviare quel rinnovamento che presto sarà necessario. La legislatura volge alla sua conclusione, e tutte le faccende del mondo, buone, men buone, e cattive, prima o poi finiscono.

Ancora un’osservazione.
Concordo con l’opinione dell’on. Martino : Berlusconi ha messo sù una vicenda governativa di notevole valore intrinseco, e munita di un chiaro significato di rottura ; una vicenda dunque che, per queste stesse sue qualità, non puo’ (non potrebbe) desinere in piscem, concludersi con un po’ di fumo e basta, come si spegne una candela consumata. Occorre un finale degno del solenne significato complessivo, un finale che resti nella memoria e dunque nella storia di noi Italiani. Ci sono state già alcune occasioni che non andavano perse : per la precisione, due. Entrambe a contropelo della cosiddetta « Europa », quel continente politico che tutte le persone serie attendono di veder finalmente apparire all’orizzonte in veste finalmente degna, o sparire. La prima occasione è stata l’adesione alla pagliacciata-tragedia libica, sciagurata e insensata storia che tra l’altro, per noi Italiani, ha avuto il significato di un vero e proprio suicidio politico. Berlusconi doveva impuntarsi, come del resto fece la « tosta » Merkel, e dire un bel « No, la guerra fatevela da voi ». Era stretto tra « patti », è vero : uno di qua, con l’Europa, ma anche uno di là, con Gheddafi. Ma doveva scegliere la « rottura » più elegante, che sarebbe stata anche, una volta tanto, la più utile. E, passando dal fatto formale a quello sostanziale, sarebbe risultato fedele a se stesso (cosa tanto importante per chiunque, e importantissima per un tipo come lui che si trovi nella sua posizione). Invece, è stato proprio in quel drammatico frangente che ha cominciato a scivolare. A scivolare in un modo che subito si è rivelato irreversibile. Infatti, immancabilmente seguito dall‘effetto boule de neige : il veicolo ha cominciato a sbandare, settimana dopo settimana, e… ed ecco l’assassinio di Gheddafi.

Se si puo’ parlare in termini strumentali di un fatto tanto grave, doloroso e mostruoso come è stato questo assassinio, proprio il fatto stesso dell’assassinio di Gheddafi ha costituito la seconda occasione perduta. Questa seconda volta Berlusconi doveva prima remare contro con tutte le forze ; e poi, visto che com’è chiaro non ci sarebbero state forze al mondo capaci di arrestare la criminale piega presa dagli eventi, doveva salutare la platea e andarsene a muso duro. Fare, insomma, quello che dovrà fare tra poco, a fine legislatura. Ma sarebbe stato un modo squisitamente “etico” e degno. Tra l’altro, degno di lui.

Queste due occasioni perdute sono state oggettivamente imperdonabili, oltre che gravissimamente immorali. E politicamente funzionanti a rovescio : per i rapporti interrotti quanto a gasolio ; per la perduta preziosa barriera contro l’integralismo islamico ; per la smarrita autorevolezza in Libia e altrove, checché se ne dica ora per nascondere la gravità dello scorno sia etico che pratico.

Ma, poiché – come si dice – « la vita continua », che cosa mai sarebbe ora il caso di consigliare a Berlusconi ? Per me, la questione è limpida e chiara. « Tirare innanzi » a tutti i costi, come fece Sciesa, ma, un minuto o due prima dello scioglimento delle camere, mandare tutti al diavolo – al diavolo, o dovunque altrove si meritino di andare, lasciando in forma ufficiale un testamento politico in cui si facciano voti, e si auguri, che la cosa pubblica finisca tra le mani dei ferrovieri di Firenze.
Après lui le déluge ? No, non il diluvio, ma un generale invito di andare a Patrasso per alcuni, alla suddetta Ferrovia per tutti gli altri.


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