IL SACERDOTE E IL MARINAIO, CATTOLICO E MEDITERRANEO

Il cardinale Crescenzio Sepe, stamane, inaugurando il Giubileo del mare, con il sen. Lauro spalla entusiasta ed efficace, ripropone una dimenticata alleanza tra il sacerdote e il navigante, tra il sacro e il mondano. Sarà rilanciata la vocazione di capitale del Mediterraneo di Napoli, che l’Ass. Romaneapolis, della quale presidente è il sen. Lauro, pensa possibile nell’antica simbiosi tra due grandi metropoli, nerbo di un rilancio di Napoli che risolva le sue contraddizioni in ben altro spazio che quello angusto di capoluogo di Regione. Questa simbiosi rese il Mediterraneo “mare nostrum” nell’alleanza tra greco ozio speculativo nell’ospitale Campania felix e negotium latino, genio civile e militare. Questa simbiosi partorì le strade e i porti per lo scambio spirituale e materiale tra le sponde del Mediterraneo. Perciò protagonista dell’evento è il porto di Napoli, in questa simbiosi, grande porta, fondamentale e ineludibile per un sistema interportuale che integri terra, mare e cielo, rivolgendosi alle altre porte del Mediterraneo, da ovest ad est, da Nord a Sud.

Con Romaneapolis si formò, un giorno, quel contrafforte che oggi manca, che fino alla “Finis Italiae” col sacco di Roma, condizionò il formarsi dell’Europa attuale, addomesticando e ingentilendo il barbaro d’Oltralpe, respinse in seguito l’Islam confinandolo nei suoi limiti naturali.

In questo contesto si svolse l’esperienza del cristiano nell’Ovest europeo, a partire dagli albori dell’Impero romano nei quali si consumò la vita di Gesù, canonizzata nei Vangeli, tra il primo e il secondo secolo d.C. nell’Impero romano allora sorto. Biforcandosi dalla via dell’Oriente, quella dell’Occidente fu presa in mano dall’esperienza cattolica che forgiò l’attuale Europa fino alla protesta del Nord Europa, continentale e insulare. L’ortodossia orientale privilegiò il dogma staccato dalla terra e dalla carne, in sostanza iconoclasta, la cattolicità si aprì al culto dell’Uomo e della Donna, ricordando nella Santa il dolore e l’amore di Maria, nel Santo la vita di Gesù nel martirio e nella gloria. La famiglia fu fulcro, nel riconoscimento reciproco del ruolo della donna e dell’uomo. La vita di Gesù e della Madonna ressero quel magico equilibrio tra Spirito e carne, che non separa l’uno dall’altro ma l’uno vede nell’altro e viceversa, Nessuna astrazione nel cattolico, ma l’intero, l’olon del katholou che tutto sovrasta e guida. Questo equilibrio tra Spirito e carne permise al cattolico di assorbire, filtrandola, l’esperienza giudaica dell’angelico, quella greca della charis, quella latina della grazia, l’annunzio, il dono e il perdono. Il Rinascimento italiano si resse su questo raro equilibrio che Michelangelo raffigurò nel toccarsi del dito dell’Uomo con quello di Dio, rinnovando quella santa Alleanza che il Libro esalta come guida nel viaggio terreno. Grande fu quell’età, Nietzsche, la considera la più grande dell’uomo, non nutrendo dubbio sulla superiorità del cattolico, proprio in quella sua mite indulgenza che nulla ha a che vedere con il mercimonio che l’avidità ne fece. Assai più grande questa mitezza dell’ipocrita tolleranza che la protesta propose, che il liberalesimo moderno sancì, chiedendo agli uomini di sopportarsi, non di guardare con sana pietas ognuno l’altro.

Il complesso Romaneapolis fu architrave di questo incontro tra divina armonia e Psiche. E fu nuova creazione, fu Meraviglia. Proprio lì, all’acme dell’esperienza dell’uomo, da allora non più rilanciata e rivissuta, si esaltò e scatenò la cupidigia dell’uomo e produsse quella degenerazione che provocò la protesta. Da allora si protesta e l’odio che il risentimento provoca ha rotto l’equilibrio, la terra ha voluto separasi e isolarsi dal cielo, il dito dell’uomo si è staccato da quello di Dio, avviando lentamente quel decadere dell’Europa in un nichilismo che fa dire a Nietzsche che è nato l’ultimo uomo, l’assassino di Dio, l’uomo più brutto mai apparso.

Il cattolico nasce nel Mediterraneo, è la sua parola e la sua musica, vive nelle sue quattro dimensioni naturali, completo, terra, acqua, cielo e fuoco, armoniosamente composti, in Napoli specchiandosi. La cattolicità è la sua grande risorsa politica, cosmopolitica, chissà che il Giubileo non posi la prima pietra della sua rinascita, ridando a Romaneapolis quella centralità che il furto tolse a Napoli 150 anni fà, rapinando Roma della linfa del pensiero per un ruolo, grigio, accentratore e burocratico, dove il politico nulla ha del cosmopolitico, molto dell’impiegato di Stato.

Il sacerdote e il navigante non protestano, ma offrono al Mediterraneo un ramoscello di ulivo, una possibilità di conciliazione, non campata in aria ma incarnata in concrete ed attuali possibilità di Roma e Napoli unite da uno sforzo comune. Dopo la rivolta araba e la Libia, se ne avverte, imperioso, il bisogno.


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