Tapiro di bronzo per Ciancimino e Procura

Massimo Ciancimino, è in caduta libera. Forza di gravità. E’ la legge dinamica di Newton che ha colpito anche la Procura di Palermo. Ormai non può tornare indietro e buttare all’aria 3 anni e tre mesi di interrogatori e udienze.

Così si mette una maschera e offre allo Junior ancora l’ennesimo paracadute, ipotizzando “un puparo” che manovra le sue dichiarazioni e i documenti.

In fondo lo Junior è stato battezzato eroe proprio dal pubblico ministero Antonio Ingroia, che nel suo libro lo ha descritto così: “Quasi icona Antimafia”. Ora questa frase gli si rivolta come un boomerang. E’ lui che ha voluto pubblicare un libro parlando precocemente di Ciancimino jr. E’ lui che usa la toga per promuovere l’immagine. Mi limito ad osservare i fatti. E questo lo è.

Dieci o venti anni fa, le icone dell’Antimafia erano le vittime di mafia. Ora, vanno di moda i figli dei mafiosi come eroi, certificati “dop” da alcuni pubblici ministeri.

Il minore dei cinque figli di “Don Vito”, il defunto ex sindaco per 11 giorni di Palermo condannato per mafia, va avanti così dal 2007, con alle spalle una condanna a 3 anni e 4 mesi in appello per il riciclaggio del “tesoro” ultramilionario di euro, accumulato dal padre di cui non ha però mai parlato.

Perché le procure d’Italia non glielo hanno mai chiesto? Mistero! E visto che la domanda i pubblici ministeri di Palermo non gliela hanno mai posta, si guarda bene dal dichiarare i “piccioli” del tesoro del padre e li preserva in conti offshore in banche e nei paradisi fiscali come Ginevra, Lussemburgo, New York, Panama e altri nascosti nell’Est con l’affare del gas.

L’unico interesse dei magistrati palermitani è la trattativa, filone che secondo l’impianto accusatorio parte dal Generale Mori per arrivare a Berlusconi – Dell’Utri. Una trattativa mafia-stato, che deve essere segreta ma che attraversa, sempre secondo l’ipotesi dei pubblici ministeri oltre 2 anni: dal 1992 al 1994.

Segreta? Ma se già tre persone sono troppe per essere a conoscenza di un segreto? Figuriamoci una presunta trattativa top secret, condotta con delicatezza e riserbo fra il Ros, mafiosi, ministri, sottosegretari e capi di gabinetto di dicasteri, direttori e vicedirettori degli istituti carcerari, presidenti della Repubblica, Premier del Consiglio, e presidenti della Commissione Antimafia tutti rigorosamente rispettosi della privacy fra mafia-stato per ben 24 mesi?! Suvvia! Si sottovaluta l’intelligenza umana!

Seguendo dunque il filone investigativo dei pubblici ministeri palermitani, i soldi e il tesoro nascosto di Don Vito, sono marginali, quasi irrisori. Il nodo cruciale è la trattativa. Lo Junior mira ai “piccioli” e rivuole i suoi milioni di euro sequestrati. La Procura, il dietro le quinte della ipotetica trattativa. Tutti contenti.

Ciancimino jr, capendolo al volo ha deciso di fare il suo gioco: il medium, parla a nome del padre defunto.

Ma il padre dall’aldilà non riesce a trasmettergli l’identità del signor Franco o Carlo, l’uomo dei servizi segreti che frequentava la casa di Don Vito. Così lo Junior, parla, identifica volti, poi ritratta sugli stessi volti che lui ha indicato e capendo che si sta infilando in una via senza uscita racconta ai pm del ruolo centrale di Don Vito nei casi: Gladio, Ustica, sequestro Moro, omicidi di Michele Reina e di Pietro Scaglione a quello di Piersanti Mattarella.

E leggendo i report dell’ambasciata americana pubblicati da Wikileaks sugli affari di Berlusconi e Putin con l’energia, Massimo Ciancimino, telefona ai giornali e manda sms ai blogger per dire, “ da sei anni dico stè cose e nessuno mi ascolta: la verità è che gli amici di Berlusconi hanno usato gli stessi canali e mi hanno soffiato l’affare”. E poi ancora, “io sono stato prima un protagonista e poi una vittima di quella trattativa. Wikileaks riporta la nota degli americani in cui si parla del mediatore italiano che parla russo? Tutti si chiedono chi sia. Bene, io “il mediatore” lo conosco bene.”

Dopo aver mischiato bene le carte e parlato di tutto e niente, tra un’apparizione televisiva e il tour di promo del suo libro, consegna ai magistrati palermitani fotocopie di fotocopie.

E non si capisce bene dove siano nascoste, visto che gli inquirenti di Caltanissetta più volte hanno fatto sequestri e blitz a sorpresa, anche aspettandolo alla frontiera con la Francia, per setacciare auto, barche, case e quelle intestate ai suoi familiari. Ma invano.

Anche con rogatorie internazionali a New York.

Non hanno trovato nemmeno un foglio di carta con la grafia di Don Vito. Nulla.

Massimino, dopo ogni blitz dei pm nisseni, davanti ai magistrati palermitani, più indulgenti di quelli di Caltanissetta, promette chiarimenti e di rivelare cose mai sentite nemmeno da Buscetta! E inizia a teorizzare il “quarto livello”, portando il documento taroccato con il nome di De Gennaro, assieme a una cozzaglia di nomi, per avvalorare la sua tesi.

In fondo il giochino di produrre documenti fasulli, con il copia- incolla, lo aveva fatto anche prima, fregando i pubblici ministeri. Se ne accorse solo il Generale Mori e il suo legale difensore, che chiesero al Tribunale di far acquisire altri documenti taroccati.

In tre anni e tre mesi, dalla sua prima “testimonianza” alla Procura di Caltanissetta nel gennaio 2008, dopo esser stato in carcere per un anno e sei mesi ai domiciliari, lo Junior, finora ha consegnato alle procure siciliane, dosando sapientemente parole e copie di fotocopie, 250 documenti in tutto. Tutti a rate con stralci di papelli e pezzi di pizzini pieni zeppi di falsità documentali.

Il suo ruolo giudiziario è ancora tutto da chiarire.

Indagato per concorso in associazione mafiosa, per calunnia aggravata nei confronti di De Gennaro, per reiterazione del reato di riciclaggio e intestazione fittizia di beni, per mendacio bancario, associazione a delinquere e maxi truffa all’Erario per un miliardo di euro con una società offshore a Panama. Queste le ipotesi di reato emesse da 5 procure d’Italia.

Ma il suo ruolo, non si limita a questo. In tv da Santoro, usa il kit per lacrimare, sapiente trucco degli sceneggiatori di ogni film realistico, per suscitare pietas e comprensione quando lo Junior vede lo spezzone registrato di Epifania Silvia Scardino, sua madre intervistata da Sandro Ruotolo, che lo invita, mentre ride, a non collaborare con la giustizia. Il figlio piange fintamente, la madre ride. Tragicommedia in codice?!

Ma il colpo di scena non finisce, visto che dal 2005 Epifania Silvia Scardino, vedova di Don Vito e madre di Massimo, è sotto processo per l’ipotesi di reato di intestazione fittizia di beni, in concorso con l’avvocato Giorgio Ghiron, storico legale dell’ex primo cittadino mafioso, indagato e sotto processo per un reato diverso: il reimpiego in attività economiche e finanziarie, di denaro di provenienza illecita.

Alla madre di Ciancimino jr è stata attribuita la titolarità dei beni riferibili al marito, Don Vito, al fine di evitare possibili aggressioni del patrimonio, delle società, e dei soldi tutti sapientemente piazzati su conti esteri, in paradisi fiscali. Ma i pubblici ministeri che all’epoca coordinavano le indagini da Michele Pristipino, Giuseppe Pignatone e Sergio Lari, avevano capito con istinto sopraffino e metodi investigativi supportati da prove inconfutabili che in realtà Massimo Ciancimino era ed è il grande manovratore dei soldi del padre.

Un testimone è credibile e affidabile solo se dice la verità e nient’altro che la verità.

Per non parlare dei 13 candelotti di esplosivo, 21 detonatori e 2 micce, recapitati tramite un postino, nella buca delle lettere (?!).

Lo Junior, scarta il pacco, straccia e butta via la lettera di minacce, immerge l’esplosivo nella vasca d’acqua e poi li sotterra in giardino, per non allarmare i familiari e programma una vacanza di relax in Francia.

Ora lo Junior è nel super carcere parmense. Il gip di Parma ha convalidato l’arresto.

Dentro l’uovo di Pasqua, Massimino ha trovato una brutta sorpresa: doveva essere a Saint-Tropez con la famiglia, invece si trova in cella a pochi metri da Bernardo Provenzano.

Ma quale “puparo”? Serve un tapiro di Striscia, per lo Junior e per la Procura !

La legge del contrappasso. In aula Massimino ha dichiarato più volte che era “abituale postino di comunicazioni scritte fra Don Vito e Bernardo Provenzano”. E ora che è vicinissimo a Zu Binnu, non può nemmeno salutarlo! Che sfortuna!

 

Anna Germoni – Il Democratico – 24 aprile 2011

Zona di frontiera (Facebook) – zonadifrontiera.org (Sito Web)


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