ITALIA DEL PIFFERO

Smettiamola di dire sciocchezze. Conduttori a giorni alterni come le pillole e come le targhe, si festeggia, non si festeggia, chi vuole Mameli, chi vuole “Va Pensiero”, ohei, signori! Ma vi è andato di volta il cervello?

La classe dirigente di un paese, qualunque paese, ha il dovere di far da buon esempio. E il buon esempio significa che non si può pretendere di aiutare il paese a crescere ed a migliorarsi se si dismette la ragionevolezza.

Diciamo la verità: l’informazione è pessima in Italia. Tutta pessima senza distinzioni. I grandi giornali sono diventati come quelle ingestibili scolaresche di quartieri malfamati che si gettano i banchi l’uno addosso all’altro e sberleffano i professori. Per trovare una notizia bisogna districarsi in una giungla di opinioni, invettive, sentenze, titolesse ad effetto e a sproposito, luoghi comuni. Per non parlare della cultura, ridotta a parola multiuso per ogni stagione, ma senza il benché minimo contenuto.

Capisco, il mercato, questo vuole. Però viviamo in un’epoca dove ogni giorno ci raccontano che abusare del vino, del fumo, del sesso, del salame, del babà fa male. Ce lo scrivono sulle etichette, piombano nel bel mezzo di ogni nostro innocente piacerino vanificandolo con i loro avvertimenti sinistri, e a nessuno viene in testa che l’abuso di stupidaggini sta provocando il cancro alla società intera e se non si pone rimedio, potrà essere inguaribile?

Qui non è questione di cadenza, è questione di qualità. Occorrerebbe imporre (parola antidemocratica che molto mi piace) ad ogni organo di stampa, sia pure il giornalino di Giamburrasca, di utilizzare una quota di spazio che sarebbe l’unica sacrosanta: chiamiamola “quota dell’essere”. Per la cultura, quella vera: letteratura, arte, storia, tutela dei monumenti, spiegazione di un quadro, di una chiesa, di un giardino e con un obbligatorio avvertimento: “ricordiamoci che siamo cittadini dell’Italia, culla della cultura.” E ancora, una quota obbligatoria anche per gli spot pubblicitari. Esempio: il signor Rana, invece di discettare del tempo e della paglia, quando si autoinvita a pranzo da qualcuno, prima di parlar di tortellini, parli di Palladio, o di Benozzo Gozzoli.

Sarebbe utilissimo, anche perché costringerebbe un contingente folto di asini d’oro a fare una cosa mai fatta prima: studiare.

Anche alle Camere, tutti: deputati, senatori, presidenti. Un quarto d’ora di cultura e poi potranno dire ciò che vorranno. Non prima. Con tanto di diretta televisiva, sempre, 24 ore su 24.
Perché sennò carissimi politici, che sia “Fratelli d’Italia” o “Va Pensiero” cambierà la musica, ma non lo strumento: resteremo l’Italia del Piffero.

Angela Piscitelli
1 marzo 2011
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