A GUARDIA DELLA CONSERVAZIONE

Una breve osservazione previa: perché mai, in questi giorni che precedono le votazioni, il nostro Presidente Zarzuela se ne sta immoto, muto come ʺun pesce pigliato c’a bottaʺ? Dev’essere una ricaduta della sua malattia costituzionale: una notevolissima fifa. Fifa pre-elettorale. Credo che sia febbricitante.

Bene. Vogliamo qui accennare ad un grande mistero psico-politico, sensibile ovunque, ma in Italia moltiplicato per 100: quale ibris spinge tutti coloro che hanno condiviso le teorie rivelatesi erronee e le passioni infondate della sinistra ad insistere con una cocciutaggine che ormai s’è ampiamente dimostrata malriposta?

Nulla di intellettualmente vitale può spingere ad una simile persistenza: non una forza ideale, non una pausibile convinzione. Come e dove fondarle e sostenerle, questa forza e questa convinzione, dopo un secolo di crimini e di sconfitte che se non fossero tragiche sarebbero ridevoli per estrema insipienza e miseria morale? Ormai ce n’è abbastanza per poter esclamare: perseverare diabolicum.

In effetti, non esiste la forza a tergo costituita da una storia che non sia stata un sequela fallimentare di dottrinarismi ed ottimismi incapaci di rigenerare la realtà politica. C’è stata una storia, sí, ma fatta esclusivamente di illusioni, di smentite e di sconfitte.

E pertanto, neppure nulla di eticamente sentito: una questione d’onore costruita su un simile passato non reggerebbe; la sconfitta è onorevole solo se conclude una battaglia eticamente fondata, non certo un passato di sangue, di squallide collettivizzazioni ottenute con la violenza e costate indicibili sofferenze.

Restano ora in campo, ex post, sporadiche velleità di riscatto intellettuale, come quella di Domenico Losurdo, che tenta una giustificazione per via di paragone: se il marxismo fu criminoso, egli opina, che dire del suo rivale storico, il liberalismo, che fu anch’esso indescrivibilmente inumano? Si pensi ai metodi di conquista delle colonie, allo sfruttamento ʺdickensianoʺ di uomini, donne, bambini, nelle manifatture e poi nelle fabbriche. Ebbene, sono paragoni istituiti tra termini mal scelti: la storia che va dalla prima rivoluzione inglese alla seconda guerra mondiale può esser definita ʺliberaleʺ solo in omaggio ad una pigra periodizzazione. Un regime borghese violento non è liberale, è e può essere altro, per esempio fascista; e d’altra parte il liberalismo non è un’etichetta, è una realtà politica costruita sul precario equilibrio d’una convivenza ragionevole. Per assurdo, un regime marxista umano, se potesse esistere, sarebbe più liberale di un regime ʺliberaleʺ violento. Tutto cio’ può dirsi con una sola parola: il liberalismo è una ʺqualitàʺ.

Altri studiosi post-comunisti affermano che la migliore riprova della correttezza delle teorie delle sinistre, e del marxismo in particolare, è la generale ʺproletarizzazioneʺ oggi in corso di tutti gli strati sociali. E anche questo è un parlare a vuoto. Una moltitudine di diseredati prodotta da spregevoli giochi finanziari, ad esempio, ma non da meccanismi capitalistici, è la prova della vigenza d’una complessità genetica estranea alla teoria marxista. Si vuol dire che la condizione storica degli uomini è ancora dura? Certo lo è, ma questo è un altro paio di maniche.

Assistiamo, infine, ad un capovolgimento (persino comico) dello schema tradizionale: oggi le sinistre sono schierate a guardia della conservazione. È questo un segno evidente dello storico subbuglio in corso -, e, passando dal grande al piccolo, è anche la ragione della ʺfifaʺ di Re Zarzuela. Se la sinistra crollasse, che sarebbe di lui?

Venendo infine al dunque: se le cose stanno come si è accennato – e stanno proprio cosí -, oggi si può essere comunisti o genericamente seguaci d’una sinistra non proudhoniana, solo per due ragioni: 1) per insipienza; 2) per disonestà ovvero per convenienza. E qui c’è anche un 2bis) per poltroneria e per pigrizia: dove trovare altrove il ricovero d’un carrozzone bell’e fatto, con finanziamenti precostituiti, e per di più protetto da una perfetta connivenza con la magistratura?

Per semplificare, ricorriamo subito all’esemplificazione massima del ʺmisteroʺ psico-politico di cui ci stiamo occupando: per quale motivo Re Zarzuela continua a civettare (kokettieren, diceva Marx) con le sinistre? Certo, fino al ’56 ed anzi ben oltre egli si condusse da stolto e peggio; ma poi? Poi la questione si è fatta esclusivamente etica. Oggi egli può fare il criptocomunista solo per gratitudine (è stato il PCI a crearlo ex nihilo) e/o per convenienza, diciamo per una sorta di sconcia comodità (continuare a scambiarsi favori con le sinistre e con la magistratura ad esse asservita). Potrebbe farlo anche per perdurante stoltezza, è vero…, ma tutti, alla lunga, tranne i dissennati da manicomio e i disonesti incorreggibili, imparano a riconoscere la scemenza e la disonestà di uomini e cose. Certo: vi sono casi in cui esser giudicati stolti è meglio che esser giudicati disonesti; ma di solito, finché il vento tira dalla parte giusta, si preferisce… il contrario, cercando di travestire la disonestà con i panni dell’abilità politica.

I soli votanti a sinistra degni di rispetto e di stima sono i bisognosi: gli uomini che, privi di utensili mentali atti ad un corretto giudizio, e stretti dall’urgenza del bisogno, vedono in una sinistra quale che essa sia l’unica possibilità di salvezza dalla fame, dalla umiliazione, dall’emarginzione. Sono queste le persone alle quali va la mia simpatia e il mio senso di fratellanza. Ma gli altri, le ʺintellighenzieʺ, e su tutti il nostro Re Zarzuela -…, beh, costoro sono difficilmente perdonabili. La nuova società, già instauratasi altrove anche se da noi stenta a emergere, ha già scoperto e tuttavia va scoprendo modi meno dulcamareschi di raddrizzare i torti e di redimere la miseria. Questi modi che si affermano qui o là esprimono oggi il sentire del vero liberalismo. Questo è il modo che noi toto corde auspichiamo. È difficile attuarlo? Sí, certo, anche se è tutt’altro che detto che sia impossibile. Guardiamoci intorno, oltre confine. Il crollo della proposta marxiana non significa impossibilità di riscatto.

Significa, certo, fine del mandarinismo gauchiste, della ipocrisia tra idiota e calcolata di larghi strati di cattolici, della disgustosa falsità dei ricchi che fanno i ʺrivoluzionariʺ standosene a mollo nelle loro eleganti piscine…, ma di tutti costoro, e di Re Zarzuela, bisogna preoccuparsi non certo per motivi intellettuali. Non vorremmo torcere loro neppure un capello, vorremmo solo che la smettessero di condursi con prepotenza indecente (si pensi p.es. alla magistratura) e di romperci i timpani con saccenterie ormai troppo fastidiose perché troppo miserevolmente fuori tempo e fuori luogo. Anche per questo, benché certo non solo per questo, vorrei vedere i partiti d’ispirazione liberale vincere le imminenti elezioni -, che tuttavia, ahimé, malgrado vistosi segni di rimonta, prevedo perse: l’Italia non ha memoria e, per il resto, non è ancora matura per una libertà vera.

Quanto precede è il mio ʺsalmoʺ d’oggi, e qui segue il ʺgloriaʺ…: oremus: malgrado tutto, votate tutti, e votate bene, non si sa mai…

P.S. – Ha per caso voglia di redimersi, almeno in parte, il Zarzuela? Se sí, non trova che il ʺtras’e gghiésceʺ che lo Ingroja sta organizzando tra magistratura e politica è vistosamente illegale? Montesquieu, dove sei? Al nostro non è bastato di aver ʺimpapocchiat’ tutte coseʺ quando ha fatto senatore il Monti? O è fuori legge lui stesso, questo incorreggibile Zarzuela?

ʺCheste ‘so’ cos’e’ pazz!ʺ, come si dice dalle parti nostre.


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