IL RITARDO DELLE RANE

Il modo migliore di accostarsi a qualcosa che non si capisce, è dichiarare senza perder tempo la propria ignoranza. Diceva il gesuita Gracián: “Per capire, bisogna cominciare col capirsi”. Orbene, io “mi capisco”, ed infatti dichiaro che della faccenda Gheddafi non ho capito un bel niente.

Naturalmente ciò non significa che in questi giorni non abbia fatto a me stesso molte domande. Una guerra senza previa “dichiarazione”, che cosa è? E’ una semplice operazione di polizia? In ogni caso, ha senso accostare il caso Gheddafi al problema che si pose con l’Irak di Saddam? All’epoca ero stato fortemente interventista; in seguito compresi il mio errore (“moralistico”): Saddam era un’utile diga contro l’islamismo.

Se, come pare sia, anche Gheddafi svolge, o avrebbe potuto svolgere, un consimile ufficio, il criterio della “diga” non doveva forse prevalere su tutti gli altri? L’attacco a Gheddafi non compromette ora seriamente il concetto stesso di “diga”? Se il conflitto divampa, chi aiuterà noi Italiani a fermare – almeno: frenare – le ondate di Africani che premono sulle nostre coste Sud? Avete mai visto, prima d’ora, dei valligiani che per difendersi dall’inondazione tirano bombe contro il cemento armato e i bastioni che difendono la valle?

Ma, è vero, dicono che prima della convenienza venga la morale. Ebbene: nel caso in esame, da che parte sta la giustizia? O meglio, detto con pragmatismo all’inglese: da che parte sta la minore ingiustizia? Gheddafi uccide a casa sua i ribelli di casa sua; Sarkozy e Obama uccidono a casa d’altri ribelli che si ribellano ad altri. Naturalmente, poi, accanto ai ribelli ci sono i “civili”. E in ogni caso, che operazione di polizia è mai questa? Non bisognerebbe uccidere soltanto chi uccide? Avete mai visto dei questurini che, per salvare una famiglia dall’attacco dei ladri, bombardano tutto il nucleo familiare, compresa la villetta che lo ospita?

Certo anche qui, come sempre, gioca la molla dell’interesse. Gas e gasolio. Perché Putin, che a vario titolo dovrebbe considerare positiva l’eliminazione della concorrenza, ora storce il naso? Intanto, a lui ed ai Cinesi questa guerra non dichiarata, portata all’interno d’una Nazione sovrana, prefigura la minaccia d’un ritorno alle politiche imperialistiche. Si potrebbe forse dire che, se Putin ha detto di no in ritardo, ciò è stato perché gli Occidentali, con ipocrisia, non hanno esibito fin da subito la nota della prepotenza.

Ma come mai Obama, con ricchezza di dichiarazioni serafiche ed anzi francamente evangeliche, si è messo sul solco tracciato da Sarkozy, senza intuirne da subito le vere intenzioni? E’ stato strano, ammirare un predicatore munito di ottime intenzioni e di sciolta giaculatoria, ma anche di portaerei, caccia, fucili e pistole.

Ancora domande: il “fatto compiuto” è certo un buon argomento, ma Sarkozy non ha forse proceduto proprio all’incontrario: un brusco, brutale inizio, e subito dopo disorientamento con tanto di sorrisetto un po’ idiota? Qui sembra essersi trattato di vero e proprio “fatto incompiuto”. E perché Berlusconi ha lasciato che i Ministri degli Esteri e della Difesa dicessero ciascuno cose diverse, tra l’altro diverse anche dalle sue stesse dichiarazioni? Si dice, e lui ha detto, che “non si poteva negare l’uso delle nostre basi”? Probabilmente ciò è vero, ma Craxi non ci aveva insegnato, già molti anni fa, che si può “concedere” in molti modi e a diverse condizioni? Quali e dove sono i necessarî do ut des?

Ancora domande: dai tempi di Saddam, e spesso in seguito, le sinistre severamente contrastano le linee di politica estera di volta in volta adottate. Come mai questa volta hanno cambiato posizione? Nei suoi discorsetti Di Pietro, prima incomprensibile a causa dei troppi svarioni grammaticali e sintattici, ora si serve di tali provvidenziali svarioni proprio per nascondere il nulla dei propri pseudo-concetti.

Non sarà che da noi le carte vadano finalmente rimescolandosi? Non sarebbe per noi, almeno questo, un effetto positivo della crisi Gheddafi? E in ogni caso, non sarebbe comico, e anche… tipico, vedere noi Italiani metterci tutti d’accordo solo a causa della paura?

In questa selva d’interrogativi, probabilmente imprecisi (perché, ripeto, tutta la faccenda mi resta incomprensibile), io prevedo per noi Italiani – qui con assoluta sicurezza – solo il puntuale riproporsi del nostro vecchio destino nazionale: a noi spetterà ancora una volta, nel concerto degli stati europei, di far la parte o dei “vasi di coccio”, o del disgraziato cui spetta tirare le castagne dal fuoco: destini comunque ancillari, ricorrenti fin quasi dai tempi dell’unità.

Infatti: non c’è forse il rischio che Obama e Sarkozy facciano la guerra quasi a spese esclusivamente nostre? E’ bello fare a pugni, quando poi sono gli altri a trovarsi l’occhio pesto. D’altronde, è dai tempi delle sciagurate politiche estere di Mussolini che noi Italiani abbiamo imparato la triste arte di “scegliere spontaneamente” le volontà altrui.

Per noi Italiani, infine, tutte queste domande si riassumono in una: sarà l’Europa, per una volta, capace di sentirsi UNITA, solidale, generosa con se stessa e con le proprie componenti? Io non credo.
Intanto, tornando in Europa ed ovunque altrove, “a cose fatte” ci si rende conto – quasi come risvegliandosi da un sonno ch’è stato piuttosto una ipnosi sonnambolica – che vere solide ragioni per infilarsi in questa avventura non ce n’erano.

Ho ripercorso i commenti dei giorni scorsi, anche quelli vergati da penne considerate le più esperte ed informate, ed ho dovuto concludere, con certo allarme, che non ero il solo a non capirci nulla. Immagino che Obama stesso, interrogato, dovrebbe confessarsi insipiente, ed ammettere che i supposti vantaggi elettoralistici erano speranze illusorie. E si direbbe che anche Sarkozy ha sbagliato tutto: finora dall’avventura sembra non aver tratto né gloria, né gloriola, né vantaggi in vista delle elezioni. Dite che la fortuna aiuta l’ audace? Ma qui, più che di audacia, sembra essersi trattato di opacità politica… E’ audacia, tirare una sassata nel nido delle vespe?

Ma io personalmente ho avuto in sorte una confortante sorpresa. Si’, proprio io. E questa inaspettata sorpresa è stata la seguente: credevo di essere tra i pochi che non ci hanno capito niente; invece ho scoperto di non essere altro che un modesto componente, umile in tanta gloria, d’una sterminata schiera. E’ stato tristemente divertente, a conferma di ciò, il lungo silenzio, su tutti i media, di tutti gli specialisti di politica estera. Hanno aspettato che fossero pochi altri ad avere il coraggio di esprimere qualche illuminata opinione…

Noi di ciò abbiamo le prove, anche se non le produciamo per non infierire. Questa volta le rane dello stagno hanno cominciato a gracidare con forte ritardo, le rane!

Leonardo Cammarano, 22 marzo 2011

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