INDECISI D’ITALIA

Beh, oggi è pure venerdì 13, ultimo giorno di scampagnata elettorale. Prima che la carrozza si trasformi in zucca è giusto che anche noi, signori nessuno, lanciamo il nostro appello nel web.

Non siamo entusiasti di come vanno le cose. Volevamo più riforme, volevamo meno rituali da vecchia repubblica e volevamo più cultura e più arte. Ed è per questo che molti di noi meditano l’ “andasserafalleccia” e la gita fuori porta al posto del voto. Ma attenzione, non vogliamo mica fare come quel tale, che per far dispetto alla moglie si trancio’ di netto gli attributi?

Le elezioni di domenica sono importanti: perché diranno se questa immane, stratosferica, multiforme campagna di delegittimazione di una parte politica, posta in atto con i mezzi più biechi e purtroppo con il silenzio assenso della presidenza della Repubblica è riuscita a far centro. Perché se le cose non sono andate come noi volevamo la colpa non è, come vogliono farci credere, di Berlusconi e dei suoi ministri. Il Cav certamente non è infallibile, ma per valutare la sua effettiva spinta riformatrice occorrerebbe vederlo giocare in una partita non truccata. E noi, in vent’anni circa, non abbiamo avuto mai questa possibilità. Il ricorso ai rituali della vecchia politica e le riforme mancate hanno cognome e nome: Fini Gianfranco in Tulliani. Mica la nostra è una Repubblica presidenziale!, una riforma, se tutti sono d’accordo, diventa operativa dopo anni, figurarsi se poi c’è un tale, incollato su una poltrona istituzionale da noi eletto, che se ne va nel bel mezzo dell’opera a lavorare per il re di Prussia.

Non vi piacciono i responsabili? E cosa avrebbe dovuto fare il Cav, rifiutare l’offerta e lasciare il campo libero al trio Fini, Casini, Montezemolo? Non vi sono più antipatici loro, dei responsabili?

Al Cav sono state attribuite le responsabilità di tutto. In primis, la spazzatura di Napoli: ditemi voi se il compito di un capo del Governo è quello di dover andare ogni giorno a spazzare le strade di una città, oppure se gli enti locali sono stati creati dalla polis ai nostri giorni per occuparsi di questo e di tutte le altre esigenze delle comunità. Se è questo, allora aboliamo i comuni che costano, oh, se costano!, e creiamo un esercito di stato di operatori ecologici. Stesso ragionamento  per la ricostruzione d’Abruzzo, o per i crolli a Pompei che hanno travolto, incolpevole, il miglior ministro della cultura che potessimo avere mandandolo in depressione.

La nostra idea, e non da oggi, è che gli amministratori locali andrebbero pagati a rendimento. Solo in questo modo  le responsabilità diventerebbero certe e le colpe pure: cammello, tappeto. Niente cammello, niente tappeto. Furto del cammello: paghi due tappeti e mezzo.

In questo manicomio_Italia, dove la scassazione e la sconsulta stravisano le leggi, dove il servizio pubblico pratica sistematicamente a spese nostre l’impar condicio, dove i giudici fanno i comizi in ogni momento e tutti gli assassini se la spassano impuniti, dove la somma icona dell’antimafia è considerata Ciancimino Massimo, dove noi del centro destra possiamo essere derisi, calunniati ed incriminati senza diritto alcuno, vi immaginate voi, l’esercito asorosiano del golpe come si ringalluzzirebbe se solo Letizia Moratti non vincesse al primo turno? Se Lettieri non facesse Cappotto?

Insomma, per conservare una parvenza di speranza di ricostruzione di una nazione civile è necessario che ogni moderato corra a votare, tenendo presente la vera posta in gioco. Majora premunt. Se li befferemo, daremo fiato alle trombe delle riforme. Altrimenti, trombati saremo noi. Al voto! Al voto!

Angela Piscitelli, 13 maggio 2011
Zona di frontiera (Facebook) – zonadifrontiera.org (Sito Web)


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