NON BUTTAR VIA IL SALVAGENTE

Ancora pochi giorni fa, da Vespa, chi ha voluto constatarlo ha constatato che Berlusconi ci vede chiaro. Molto chiaro: in politica ha l’occhio-Röntgen. È un formidabile diagnostico, estremamente documentato, storicamente informato, d’altronde tutti i dati ce li ha scritti sulla propria pelle: sotto specie di lividure.

Evidente, poi, è il dato complementare: nel suo ʺventennioʺ, non ha avuto un giorno, che dicasi uno, di mani libere. Eppure i pugni sul tavolo li ha saputi battere, solo lui, più d’una volta. Del resto, la ʺcostituzione più bella del mondoʺ era nata appunto ʺper intralciareʺ; e poi gli antagonismi politici furono da interessati a demenziali: hanno costantemente fatto da freno Fini, Casini, Napolitano,… l’Europa stessa (che subito identificó in lui il solo nemico temibile). Noi Italiani poi, come sempre convinti che deridere sia un mestiere elegante e risolutivo, via a tirargli i piedi, dàgli con le tavolate di sospette minorenni, la nipote di Mubarak, i Topolanek, bunga-bunga etc. Specialisti della perdita di tempo e di cattivi odori (Santoro, Travaglio, etc.) ce l’hanno messa tutta, estratti d’immondizia, biancheria non lavata, tracce biologiche etc. Sagre d’inciviltà solo da noi immaginabili. Produzione per magistrali magistrati.

Sistemi di seppellimento d’una qualità che diventa più evidente se si fa qualche paragone. In Francia le disavventure alberghiere di Strauss Kahn, quelle scooteristiche di Hollande, s’è subito provveduto a voltarle in gloria. Voyons, l’amore è sempre meritevole! La cammarera newyorkese è diventata un fumetto con flessuosa fanciulla; lo scooter, una carrozza a cavalli degna del Re Sole. Tecnica già usata secoli fa con Sadi Carnot, subito trasformato in geniale inventore della ʺmort heureuseʺ, ancora lo citano con rispettosa ammirazione. Due metodi opposti: il primo, italiano, inventare merda o aggiungerne, se ce n’è già; il secondo, più elegante, tacerne o trasformarla in oro. Metodo saggio, quest’ultimo: tanto le origini delle cose e degli uomini sono quelle che sono, imbarazzanti: tu scaglia la prima pietra, il resto viene da sé; e la politica scadente fa uso di tutto ció che puó servire. L’importante è seppellire l’Italia.

Da tutto questo scaturisce il seguente punto: Berlusconi fu, è, e resta indispensabile. Non ne abbiamo a disposizione altri come lui. Gli Italiani ancora non sanno che ridere va bene, ma fino a disastro escluso? E che la sconfitta, poi, non fa ridere le vittime? E che qui ci occorre un concreto rispetto europeo, quello sicuro ispirato dalla preoccupazione, quello che del resto già aleggia (troppo tardi!) nel nuovo modo di considerare le cose che ora accenna la Merkel (ʺse gli Italiani vogliono, in fondo Berlusconi…ʺ) e che si coglie evidente nel dietro-front della stampa nazionale, e dei suoi giornalari, che ora parlano di Berlusconi con una incoativa considerazione che è fin troppo facile intepretare come preoccupazione. Ah, Machiavelli: quanto è istruttiva la paura!

Io, al posto loro (dunque: ʺnostroʺ), sospenderei gli esperimenti ridanciani, tanto si sa che Berlusconi appartiene alla categoria umana dei gioviali, peggio: degli affettuosi, quelli che credono sia utile buttarti le braccia al collo. Anzi, che credono che le braccia al collo siano irreversibile segno di lealtà, amicizia, alleanza, simpatia. Berlusconi è dello stesso tipo d’uomo che andava tra i galantuomini di tre generazioni fa, ne abbiamo avuti in tutte le migliori famiglie. Era questa la definizione stessa della persona per bene, il galantuomo senza eleganze superflue. Lo smart è venuto dopo, e non è detto che sia meglio. Mio padre era un ottimo chirurgo, ogni anno si recava alla Salpêtrière per aggiornare le tecniche toracoaddominali, operava gratis i poveri affetti da peritonite, i feriti triturati dalla mietitrice meccanica, etc.; a Salerno c’è ancora gente che quando parla di lui si commuove, andavamo in giro per via Portanova e gli baciavano le mani… Eppure gli piacevano i prestigiatori e gli illusionisti di paese, andava al cinema sempre entusiasta, amava le tiritere napoletane a suon di chitarra… Il Mago Urban gli sarebbe piaciuto più di quanto piaccia a Berlusconi.

Sentite me: lasciate perdere momentaneamente le ʺraffinatezze al puzzo di merdaʺ che piacciono a Santoro. Mio padre veniva ogni settimana a Napoli, nella sua ʺSeicentoʺ, con una valigia di cartone legata a spago contenente fichi secchi, castagne ʺdel preteʺ e kaki da far maturare sul balcone, gioiosi festoni color arancio, al venticello di mare e al bel sole d’una volta. Nostalgia!

Di questo tipo umano abbiamo bisogno, ora, e Berlusconi questo è. Non ridete, collaborate, votatelo. Ha la testa dura, le spalle toste, e sorride. Poi lo derideremo à souhait, ma dopo! Dopo la conta! D’accordo? Come si dice: prima le cose serie! bouffer d’abord…! Il divertimento, dopo! Per il bunga-bunga c’è sempre tempo! Santoro, Grillo e i cori di parolacciari alla cacca possono attendere.


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