L’INGIUSTA GIUSTIZIA. LA RIFORMA POSSIBILE

Pubblichiamo il seguito dell’articolo di Marsilio. Lo abbiamo diviso in due pezzi perché autonomi ed entrambi estremamente lucidi. La prima parte – di cui raccomandiamo caldamente la lettura, qualora non l’aveste ancora fatto – è una impietosa analisi delle principali anomalie del sistema giudiziario. Un elenco, asettico e diretto, delle principali ragioni storiche che hanno prodotto la drammatica situazione in cui versa la giustizia in Italia. Nella seconda parte, quella che andiamo ora a pubblicare, Marsilio ci illustra, con abbagliante chiarezza, quali siano le vie pratiche per tentare di raddrizzare le evidenti storture del nostro ordinamento giudiziario. Buona lettura.

Bisogna che gli italiani desistano dall’aspettare la manna dal cielo e progettino il modo e gli strumenti per costruire una giustizia più giusta, al passo di tutte le democrazia non di facciata.

Problema non difficile, perché si tratta di attuare la Costituzione. La quale ha configurato il potere giudiziario, autonomo e indipendente da ogni altro potere, come potere dei soggetti cui è demandata la funzione giurisdizionale, cioè come potere dei giudici; ha previsto, altresì, che sarà il legislatore a stabilire le garanzie per il pubblico ministero. Pertanto, si tratta di configurare, come legge ordinaria, l’ «ordine della magistratura» e abrogare l’ «ordine giudiziario» fascista. Per le garanzie del pubblico ministero, basta prevederne l’autonomia amministrativa, com’è per i giudici.

A tal fine si può esercitare l’iniziativa popolare delle leggi (art. 71 Cost.), oppure, se il Parlamento nicchia, si può usare il referendum abrogativo dell’ordinamento giudiziario fascista del 1941; infine, si può azionare il diritto costituzionale di rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre necessità (art. 50 Cost.). Ma per tale finalità serve la «Consulta nazionale della giustizia» (associazione non governativa), sia per attivare efficacemente il dibattito sui temi della giustizia – la più importante funzione di una società democratica, come ha sottolineato la Corte europea per i diritti dell’uomo – sia per predisporre un progetto di riforma della giustizia che sia conforme all’interesse generale.

Secondo Costituzione è la legge ad emanare la disciplina di ogni magistratura (art. 108 Cost.), ma siccome la sovranità popolare è il fondamento primo di tutto l’ordinamento giuridico, non è fuor di luogo che il popolo decida direttamente dell’avvenire della giustizia, fatto salvo il potere legislativo di emanare gli strumenti normativi di attuazione della riforma suggeriti dal popolo.


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