IPOCRISIE

Il nostro ʺcasoʺ permanente (dico: il caso Berlusconi) si presta ormai, dopo vent’anni di stagionatura, ad utili considerazioni accessorie. Eccone alcune.

Si dice, a ragione, che la verità è filia temporis, non nel senso banale, e falso, ch’essa muti con lo scorrere dei mesi, delle stagioni e degli anni (come forse vorrebbe la demenziale moda del relativismo assoluto, tipica forma mentis da ʺmeze cazetteʺ oggi imperversante) ma bensì nel senso corretto che va letta e intesa insieme alle sue circostanze, al tempo della sua nascita, a quello delle polemiche, ed infine a quello del tramonto del suo interesse… E questo modo di intenderla (che, in parole snelle, va definito modo ʺdialetticoʺ) ha valore incontestabile, anche se a sua volta è un convincimento connesso ad altri che anch’essi possono, o non possono, mutare nel tempo. Vi sono, inoltre, verità e verità: ve n’è di quelle che resistono a tempi brevi, altre a tempi lunghi, altre ancora che resistono per sempre. Insomma: tutto è relativo, anche il relativo, ma con juicio, come diceva il cancelliere Ferrer del Manzoni.

Gli esempi che si possono fare, a questo proposito, sono molti e spesso interessanti. C’è un libro d’un pensatore tedesco in cui si mostra come un asserto, letto con ʺtoniʺ diversi, possa dare significati persino contraddittori. Quasi come accade nell’esempio classico del responso che la Sibilla diede ad Enea: Ibis redibis, non morieris in bello, che, ʺparlatoʺ con tono modificato, diventa Ibis redibis non, morieris in bello. Il che significa, nientemeno, un presagio di vita che diventa presagio di morte!

Altre volte, un asserto considerato di verità definitiva trova qualcuno che lo modifica, lo migliora o addirittura lo demolisce. È il caso del famoso ʺcogito, ergo sumʺ di Cartesio, considerato da molti ʺil fondamentoʺ della filosofia moderna, che tuttavia Emilio Cioran, senza troppi complimenti, sostituisce con un molto più significativo ʺsoffro, dunque sonoʺ, che non ammette discussioni!

Vi chiederete quali siano lo scopo e l’utilità, coi tempi che corrono, di questa chiacchierata d’interesse molto aeriforme. Rispondo.

Noi non ci accorgiamo abbastanza di quanto asserzioni vere, false, o ritenute tali, intervengano nella nostra vita quotidiana, la modifichino e spesso, ahinoi, la falsino. Ad esempio: la politica è un insieme di convinzioni che, in apparenza anodine, plasmano e modificano a fondo, o all’opposto paralizzano, la nostra vita. Prendiamo un esempio illustre, che mette a confronto le idee di due uomini illustri:

FREUD: ʺattraverso il super-Io la società riesce ad imporci le proprie convinzioni e i propri voleriʺ.

BALZAC: ʺla società non pratica le virtù di cui ci impone l’osservanzaʺ (del quale asserto c’è anche una versione se possibile peggiorata: ʺla società pratica ampiamente i crimini che severamente ci vieta di commettereʺ).

Degnatevi di dedicare dieci minuti della vostra meditazione alle due suddette frasi. La frase di Freud è certo intelligente, spiega un dispositivo della nostra psiche: col progredire dell’esperienza, si forma in noi una sorta di emissario della società, che soppesa, controlla, promuove o boccia le nostre convinzioni, le nostre reazioni, i nostri atteggiamenti, badando a che non siano troppo stridenti a fronte di quelli adottati dalla società che ci ospita.

La frase di Balzac aggiunge però, con una settantina d’anni d’anticipo!, quell’imponderabile che ne fa una affermazione geniale: i comportamenti a noi imposti dalla società vengono trasgrediti dalla società stessa, generando quello stato di ipocrisia, di falsità, di grave sofferenza che caratterizza pesantemente la nostra vita di relazione.

Ebbene: se la frase di Freud merita un 10 e lode, quella di Balzac merita un 100 e trecento lodi: la gara dell’intelligenza, ovvero della penetrazione dei fatti, è stata ampiamente vinta da lui.

Circolano proprio in questi giorni affermazioni di tal tipo: ve n’è due, in particolare, che meritano di attirare la nostra attenzione. Non ne additerò gli autori per evitare noie.

Prima frase: ʺÈ inconcepibile, è anzi senz’altro folle, pensare che un uomo come Berlusconi, che si diletta di organizzare cenette con ragazze e compari di dubbio gusto, possa mai utilmente guidare il governo di una nazione come l’Italiaʺ.

Seconda frase: ʺÈ infantile, è da deficienti, è da moralisti sgonfi e da non richiesti esteti, nutrire la convinzione che chi si diverte con balletti e chitarrate serali non sia poi capace, né degno, di guidare un governoʺ.

Fate come consigliato più sopra: isolatevi per dieci minuti, e soppesate le due convinzioni. Della prima frase, è da notare, possono costruirsi esempi affini:

a) È impensabile che un uomo che ama fumare il sigaro insieme alla signorina Lewinsky, e che aggravi quest’abitudine negandone pubblicamente e ripetutamente la realtà con cavillosi spergiuri, sia degno di guidare gli S.U.A.

b) Non è pensabile che un tale che cerchi di violentare una non attraente cameriera d’albergo promettendole denaro, e che poi tenti di squagliarsela, e che infine neghi di aver fatto questo riprovevolissimo tentativo, abbia avuto, abbia o possa avere in futuro la responsabilità di guidare un organismo economico internazionaleʺ.

Si potrebbe continuare a lungo.

Ma a noi, per la verità, non interessa il tipo di risposta (si – no) che possa darsi a simili quesiti. A noi interessa piuttosto il contenuto di intelligenza/non intelligenza espressa dall’una o dall’altra frase. L’ipocrisia sembra una furberia, ma di solito, invece, è piuttosto idiota. Per dirla chiara, simpatie politiche a parte, la frase numero uno sembra a noi, anzi è senz’altro, quant’altre mai ottusa, banale, esteriormente moralistica. E dire che per anni abbiamo considerato colui che l’ha emessa un uomo d’intelligenza superiore, degno di sedere nell’areopago italiano dei pensatori eccellenti. Ma guarda un po’!

Sarebbe come dire che non è ammissibile considerare letterato immenso uno che, come Proust, dovette essere curato per mesi, forse per anni, perché aveva il vizio infrenabile di farsi le seghe.

Noi abbiamo deciso. Ora, per quanto vi riguarda, ripensateci, soppesate e paragonate, e insomma ovviamente fate voi.


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Una risposta a “IPOCRISIE”

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