RESETTARE

La politica italiana (politica è una parola grossa) è infestata dai virus. Ormai non passa giorno che tutti i professionisti della medesima non ne sparino una a chi la dice più grossa. Ieri abbiamo visto il virus di Schifani (il vero ragionava, un tempo, quindi non è lui) discutere amabilmente sul fatto che per includere Casini bisognerebbe escludere Berlusconi dalla faccia della terra. Non si sa se abbiano contattato la Nasa per spedirlo nella prossima sonda per Marte. La cosa non lo sconvolgeva più di tanto e sembrerebbe, dagli strampalati teoremi, che forse è proprio lui l’ostacolo alla famosa “crescita” che, come l’Araba fenice, “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”. Della Grecia non si parla più. Si saranno tutti suicidati. I giornaloni cercano di intrattenerci graziosamente sul diamante mancante, e sulle polemiche del primo maggio e del 25 aprile. Il diamante si sarà perso. Succede. E quanto alle feste, liberi non siamo più (ammesso che lo siamo mai stati) e pertanto via 25 aprile, basta primo maggio. Sarebbero i primi tagli utili a risparmiare corone di fiori ipocrite, finte risse da salotto noiose, vetrine rotte e la faringite alla Camusso. Non sia mai Franceschini, inghiottito dalle spread, risuscitasse per andare a sbaciucchiare la Costituzione.

Siamo di carattere docili ed accomodanti. Tuttavia di fronte all’impazzimento generale, prima di inforcare forconi varrebbe la pena di organizzarsi e venire in soccorso alla Cosa pubblica, che poi è cosa nostra.

Il consenso ai partiti è crollato. Normale. Non si vota per la bella faccia del nominato di turno, ma perché questi, scarolaccia o sapientone, stia lì a far valere le idee nostre. Il rapporto delegante-delegato si è rotto. Ma le idee sono ancora lì. Prendiamo il Pdl: sono gli eletti che sono usciti, non certamente gli elettori. Noi stiamo qui a guardare questi alieni che non sono nemmeno pallide copie delle pedine del progetto originario. Hanno un bel daffare a imbastire congressi farlocchi, a piazzare a apologeti sui social network ad inneggiare all’Angelino, e a millantare comunicati stampa come fossero un discorso con la base, mentre è il solito monologo di aria fritta. Un milione di tessere! Abbiamo finto di crederci finora, per carità di partito.

Però di fronte allo sconquasso generale, non c’è che da riprendersi le idee e cacciare a calci metaforici gli alieni.

Dunque: “l’Italia è il paese che amiamo”. E non possiamo stare a guardare mentre ce lo smantellano, pezzo per pezzo. No. Sappiate, e sappiano tutti che nelle seconde e terze file del Pdl (ce ne sarà qualcuno anche nelle prime, legato e imbavagliato) ci sono uomini e donne liberi che vogliono: il presidenzialismo, lo stato minimo e la meritocrazia. Come si realizzano queste cose? La minoranza silenziosa (che è la maggioranza dei voti congelati, quelli che il mesto Pagnoncelli scandisce come indecisi) dia una prova di esistenza in vita convergendo sulle idee e contestando punto per punto i pastrocchi.Vogliono ridarci la proporzionale? Si scenda in piazza! Non abbiamo più nulla, più un euro in tasca, nemmeno il buonumore e ci vogliono rifilare pure la grande coalizione? Il fatto che l’Italia sia troppo rissosa per essere bipolare è una panzana! Sono rissosi loro! Sono stati rissosi e smodati tutti quegli infingardi che hanno rotto il patto di alleanza ed hanno mandato tutto a rotoli, quelli che stanno una v0lta da una parte ed una volta dall’altra per puro tornaconto personale, mai per convinzione, quelli che odiano per principio, quelli che  hanno impedito i tagli per ingrassare le loro clientele. Devono sparire. Sparire. Sparire! La Lega va impalata non per il dentista di Bossi, ma perché non ha fatto abolire le province, capito? Basta con le assunzioni clientelari negli enti inutili! Il finanziamento dei partiti va abolito, punto. Si faccia un sistema all’americana: il Pidì piange perché i soldi li ha già spesi? e che ce ne frega! sapessero come piangiammo noi, con le banche ce ci tallonano pure per la rata dell’aspirapolvere! La responsabilità civile dei magistrati s’ha da fare, ripunto. Perché ne abbiamo le palle piene di pagare un’ingiustizia organizzata, una replica della cattiva politica con potere di veto, potere di distruzione delle vite umane, ingerenza ed interferenza in tutte le questioni private del cittadino. Basta! Non vogliamo più pagarci la ghigliottina. Se la paghino loro.

Si tagli. Gli enti pubblici debordanti di dipendenti come autobus nell’ora di punta, consulenti del nulla, portaborse senza arte né parte, tutta gente buona a comprare scrivanie milionarie, agende in pelle di cittadino, fiori caduchi. Gli amministratori siano pagati a rendimento. Si venda il patrimonio immobiliare o lo si metta a frutto. Si organizzi l’industria del turismo culturale e i nullafacenti assunti tutti nei monumenti mobilità. Ogni fabbrica deve avere il suo modello sindacale, compartecipato e tagliato sulle esigenze di produzione e dei lavoratori. A che serve la Camusso? Chi la paga? Chi rappresenta?

E nell’università, la vogliamo introdurre la meritocrazia? Come? Non lo sapete? Esami scritti, come si fa in Francia, e compiti corretti dai professori con il nome dell’allievo coperto. Ecco. Non ci vuole niente. Niente, per Giove. Idem per i concorsi pubblici. La meritocrazia abbatte l’ingiustizia sociale: chi sgobba va avanti, chi sale sui tetti va a pulire i wicì.

Tutte queste cose noi liberali del Pdl le vogliamo con forza. Siamo pronti a discutere con chiunque sia d’accordo e lo dimostri. E ci rifiutiamo di credere che non esistano nell’area di sinistra uomini e donne disposti a discutere pacatamente ed a convergere sugli stessi obiettivi. Organizziamoci. Ora. Non c’è tempo da perdere.


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