UE, I PM CHE SBAGLIANO DEVONO PAGARE

Giorgio Napolitano auspica che la Magistratura si dia un “codice deontologico”, ma proprio oggi la Corte di giustizia dell’Unione Europea rende nota la sentenza di condanna all’Italia per l’insufficiente responsabilità civile dei pm.

Oggi il presidente Giorgio Napolitano si è presentato al Csm per la cerimonia di insediamento del comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura. Ha espresso l’augurio che il ministro Severino «promuova quel confronto costruttivo che auspico da sempre e senza il quale non possono recuperarsi né l’efficienza né quel limpido e razionale funzionamento del sistema giustizia al quale occorre mirare con rigore, serenità e senso del dovere».

Ha inoltre affermato sia necessario che la magistratura si doti di «un valido codice deontologico volto ad affermare il necessario rigore nel costume e nei comportamenti del magistrato».

Chissà, forse pensava ad Antonio Ingroia che in un intervento ad un congresso del Pdci si è definito «Partigiano. Partigiano innanzi tutto perché sono socio onorario dell’Anpi […] e i partigiani ci hanno dato questa Costituzione» e sono quindi «un partigiano della Costituzione».
Il centro-destra insorse, mentre le sinistre difesero il pm affermando fossero esternazioni legittime, anzi nobili. Non così sono però sembrate proprio al Csm, dato che ha recentemente aperto un fascicolo sulle parole del pm.

Ad essere maliziosi però, e ben conoscendo la storia politica di Napolitano, il comizio di Ingroia deve avergli fatto provare un brivido di piacere, inoltre giungendo l’intervento a distanza di tempo dai fatti sopra esposti non si può affermare con certezza che il presidente si riferisse al pm palermitano. Misteri dei discorsi presidenziali, buoni per tutte le stagioni e adatti ad essere tirati da una parte o dall’altra, come una coperta.

Chi invece si è espressa in modo chiaro e inequivocabile è stata la Corte di giustizia dell’Unione europea con la Sentenza nella causa C-379/10 Commissione / Italia pubblicata in data odierna: «È contraria al diritto dell’Unione la legge italiana sulla responsabilità civile dei magistrati per i danni arrecati ai singoli a seguito di violazione del diritto medesimo. L’esclusione ovvero la limitazione della responsabilità dello Stato ai casi di dolo o di colpa grave è contraria al principio generale di responsabilità degli Stati membri per violazione del diritto dell’Unione da parte di un organo giurisdizionale di ultimo grado».

Sentenza chiara e limpida, enunciata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea non da un governo Berlusconi qualsiasi. Sospettiamo l’Europa non si accontenterà di un generico “codice deontologico”, ma sarà necessario modificare l’attuale normativa italiana adeguandola a quella europea, eliminando l’abnormità di una magistratura irresponsabile. E bisognerà farlo in fretta, in quanto «la Corte di giustizia può infliggere sanzioni pecuniarie» se la sentenza non verrà rispettata.

Già rischiamo sanzioni per i ritardi della Tav, per i rifiuti di Napoli, addirittura per la caccia e spesso il nostro Paese non è nemmeno in grado di spendere i fondi che l’Unione Europea ci mette a disposizione. Prima di andare ad imporre nuove tasse sarebbe il caso di iniziare a fare semplicemente le cose che devono essere fatte, evitando trinceramenti ideologici e difese di corporazioni per evitare ulteriori inutili e costosissime sanzioni, oltreché per rendere questo Paese un po’ più normale.


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