NON DIGNARI

Non c’è solo la stonaca di don Vitagliano. Ci sono molti parroci veri che accompagnano quotidianamente gruppetti di pellegrini a piedi nei santuari più frequentati delle loro regioni di appartenenza. A Torella del Sannio il celestiale don Antonio Adducchio ha organizzato un pellegrinaggio notturno alla Madonna di Canneto: percorso a piedi, villaggio-villaggio una quarantina di chilometri. Tanti per massaie sfiancate, zappatrici indomite, vecchiette con la protesi all’anca: pantofole e candele, sempre un’ambulanza a seguire, in caso di malori. Forse non lo sapete ma gli organizzatori sono obbligati a chiedere il permesso della polizia in ogni paese traversato. Se Don Adducchio, anche in buona fede, si portasse una nonnina sanguinaria assassina di sacrestani e bombarola di campanili, il parroco sarebbe oggettivamente responsabile. Forse è un ipercorrettismo, ma è giusto, visto l’alto numero di vegliardi terroristi che popolano le nostre campagne. Nulla da eccepire.

Però, perché diavolo tutte le volte che si organizzano queste pseudofestose manifestazioni di giovani, anime gentili che sommessamente protestano a spranghe e a molotov comprati con le paghette di papà, non si sa contro cosa, ma si sa esattamente per far che – sfasciare tutto – non ci sia mai un cristo di responsabile? Chi diavolo le organizza queste guerre urbane contro civili inermi, la Nato? Sarkozy? Ci sarà pure uno, nessuno, centomila che chiedono il permesso, o no?

Com’è che se entro in un supermercato e suona il dannato allarme, mi perquisiscono fin nelle mutande per vedere se ho rubato un rossetto e nessuno si premura di dare un’occhiatina al bagaglio a mano dei simpatici giovanotti in nero, quando scendono leggiadri dai pullman o dai treni speciali? Potete voi, o io, graziosamente sfasciare il bancomat della vostra filiale, che non vomita euri perché siete in rosso?

Viviamo in un mondo ingiusto imbecille e masochista. Il termine “indignazione”, dal latino “non dignari” significa non stimar degno; è parola elegante e forte che sottolinea la disapprovazione severa verso atti e persone particolarmente ignobili. Ridotta ad uno slogan per facinorosi nullafacenti qualunquisti, ha perso smalto ed onore e potrebbe stare tranquillamente sull’etichetta di una birra. Era una parola per pochi. Adesso è ripetuta a ciclo continuo da tutte le mezzecalzette mediatiche in circolazione.

Questi balordi non hanno il diritto di indignarsi, come non hanno diritto all’impunità integrale in nome di una presunta libertà di espressione. E noi, che abbiamo la dabbenaggine di indignarci ancora per l’ingiustizia, per la violenza, per l’accidia, per l’ignoranza e la menzogna dobbiamo pretendere che ci venga restituita la parola insozzata e la giusta dimensione della realtà.

Che succederebbe se domani noi, stufi di subire, adottassimo lo stesso metro d’indignazione verso gli indignati? A sfasciar tutto non ci vuole nulla. Costruire è difficile, ed è il caso che le istituzioni, ma soprattutto i fricchettoni caviar della stampa, comincino a spiegarlo a queste teste calde piene di nulla, invece di riverirli come fossero salvatori della Patria. Palla al piede, abito a strisce, a calci a ricostruire quello che hanno spaccato. Lavori forzati, a calci. E poi s’indignassero pure. Non ce ne può fregare di meno.


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