COZZE COI FICHI SECCHI

II surrealismo è la magica sorpresa di trovare un leone nell’armadio dove si voleva prendere una camicia.
Frida Kahlo

Sgovernatamente siamo. Arriva la primavera, fiorellini, primo sole, scampagnate. Una meraviglia. Pure l’aprile 25 è passato liscio liscio. L’Ohio coi caciocavalli ha il suo presidente ed è tornato ad essere una meravigliosa terra con pochi turisti, ma buoni, e tanta saggezza contadina.

“La vecchiaia arriva” ha detto Cupariello, il mio compaesano novantenne al Cav. e faceva strano vederli a tu per tu, l’uno con la onnipresente coppola, abbronzato di suo, e l’altro fondotintato e stiracchiato per ogni dove. Perfetta metafora della grande distanza tra politica e cittadini. La vecchiaia arriva, il governo, no.

Da casalinga di campagna, la faccenda non mi stupisce punto. Della legge elettorale non s’era capito una mazza, fin dal principio, tranne il fatto che nessuno poteva vincere. Le coalizioni dovevano essere fatte tanto per essere fatte, ma poi ognuno poteva andarsene per fatti suoi, e prendere a caso, dal mazzo, un interlocutore che gli piaceva, se voleva. Una cosa genere case di tolleranza ma senza il controllo sanitario.

Quindi, uscito il terno previsto è cominciata la quadriglia. Mattarella, che fino a quel momento si godeva sobriamente il Quirinale tra sorrisi, passeggiatine e corone sui monumenti, si è trovato d’un tratto sotto i riflettori: tutti a guardarlo e a fargli l’occhiolino ed il piedino sotto il tavolo. Il poveromo, che non annovero tra le mie personali simpatie (ma per il quale provo ora, una grandissima tenerezza indotta dalle circostanze), ha fatto dunque ciò che doveva.

Ha chiamato prima Casellati per vedere se si poteva fare il matrimonio centro destra-cinque stelle, e poi, sempre donnabbodiamente, ha convocato il Fico per verificare se si potesse officiare il rito  Cinquestelle-Pidì. Cosi recita la Costituzione. Si chiamano mandati esplorativi senza però il sale dell’avventura, perchè si esplora nel condominio grigiastro degli eletti, non in savana.

La “zita” è sempre Cinquestelle perchè ha preso un botto di voti; i fidanzati cambiano come nei talk. Noi casalinghe, lo sappiamo bene che – nonostante il successo mediatico delle nouvelles cuisines – mettere nel ragù un cannolo alla siciliana o le cipolle saltate nella crostata di albicocche risulta strano, ma noi cuciniamo, non facciamo governi.

Naturalmente dal tabellone i programmi sono scomparsi, dato che non c’è uno degli interlocutori in campo che la pensi uguale ad un altro su un qualunque argomento a piacere. Vero è che la “zita” è un po’ – come dire – zoccola. Lei in realtà di programmi non ne ha. Vuole maritarsi e basta; e comandare.

Infatti ha acchiappato – con questo sistema – elettori di tutti gli schieramenti. Così gli incavolati del centro sinistra (moltissimi) che hanno votato cinquestelle sono pronti a giurare sulla zia che il programma è di sinistra; ma pure gli imbufaliti del centro destra che si sono lasciati sedurre sono certi di essere finalmente rappresentati Da Giggino e compagnia. Loro poi non ci mettono niente: chiamano Rousseau in seduta spiritica e lui cambia tutto in un clic.

Gli animi sono dunque un tantino esagitati, è tutto uno strapalare, tra i politici, a chi la dice più grossa; e i commentatori, pure. Mattarella seduto al baracchino, col suo mazzo di carte, fa il gioco delle tre tavolette: “asso vince, asso perde, dov’è l’asso?” e gli scommettitori con la lingua penzola e il sangue alla testa. Si dice poi che un tempo si governava col proporzionale ed eravamo felici; come se mondo, necessità, desideri non fossero tutti cambiati in peggio, estremizzati e banalizzati al parossismo. Per non parlare degli uomini… E gli ideali? Scomparsi pure dal dizionario in un occidente che corre a marcia indietro, verso l’orrido.

Forse saremo di nuovo commissariati, e ce lo saremo meritato; forse sarebbe stato meglio dire “si” alla riforma renzesca, che almeno avremmo cambiato dolore. Forse, forse…”Il carrozzone va avanti da sè con le regine, i suoi fanti ed i re…”

Bello, quel tempo andato in cui poveri, ma belli e felici  potevamo far le nozze coi fichi secchi. Ora rischiamo – comunque vada – di beccarci le cozze, coi fichi secchi.


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