FRANCESCO NON È CHARLIE

È distante la Germania di Ratisbona dalla Filippine. Molto, non solo geograficamente. Da oggi questa distanza rappresenterà per sempre, metaforicamente, la differenza tra due modi di concepire e portare avanti la Chiesa Cattolica. La lectio magistralis “Fede, ragione e università – Ricordi e riflessioni”, tenuta il 12 settembre 2006 da papa Benedetto XVI presso l’università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera, rappresenta per gli occidentali, per tutti gli amanti della ragione, per tutti i figli dell’Illuminismo e dell’Europa Cristiana allo stesso tempo, il punto d’arrivo perfetto per la convivenza di religione e scienza.

Un discorso illuminato da parte di un Papa, grandissimo studioso e teologo del nostro tempo, Joseph Ratzinger. Questo suo essere allo stesso tempo teologo e pastore, è stato sempre giudicato da perbenisti e moralisti del nostro tempo, in primis in Italia, come una “colpa”, accusandolo di freddezza e scarsa empatia. Il suo pontificato, invece, è stato tutto teso a cercare di riunire i Cristiani, con le parole e con i fatti, riallacciando i rapporti con i “nostri” fratelli Ebrei e che aveva, alla stregua di quanto fatto da Papa Giovanni Paolo II, difeso i princìpi cardini della Chiesa Cattolica. Sempre e comunque. Valori riaffermati, nel rispetto della laicità dei paesi occidentali, anche nelle istituzioni Europee.

Un pontefice che non aveva mai abdicato alla ragione, neanche in un attimo del suo pontificato. Lo stesso non si può dire di Papa Francesco. Il “socialista” Papa Francesco. Più attento a non “offendere” i suoi amici musulmani che a rispettare i principi cristiani: «Se dici una parolaccia su mia mamma ti devi aspettare un pugno».

Dopo la lectio magistralis di Papa Benedetto, dopo le innumerevoli teste tagliate dai terroristi islamici, dopo gli attentati a Parigi, dopo le bimbe-bombe in Nigeria, dopo che il mondo occidentale (quasi tutto) si è espresso a favore della libertà d’espressione senza se e senza ma, della libertà di stampa senza se e senza ma, arriva il giudizio di Sua Santità Papa Francesco. Un giudizio non solo poco cristiano, ma che rappresenta pure un affronto allo Stato di diritto. Ne prendo atto, ma non lo condivido. Con la speranza che Papa Francesco non si offenda per questo e che non si senta autorizzato dunque a tirarmi un pugno in faccia.


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