STATE PER SBATTERCI CONTRO

Sembra che il tappo sia saltato. Da Sud a Nord dilaga la protesta dei camionisti, che si somma a quella dei tassisti. Non è una protesta organizzata, infatti la Cna-Fita si dissocia e invita a non aderire, solo Trasportounito – Fiap sembra a fianco degli autotrasportatori. Dai Forconi ai Tir ai taxi, l’incendio della protesta sta paralizzando tutta Italia. Piuttosto alto il consenso dell’opinione pubblica nei confronti della contestazione, nonostante gli inevitabili disagi e la poca attenzione alla notizia data dalla stampa mainstream.

Il ministero dell’Interno, Annamaria Cancellieri, teme «che questi malesseri possano sfociare in manifestazioni di tipo diverso» e afferma che «non saranno tollerati blocchi stradali, bisognerà stare molto attenti nel senso che fin dove si può tollerare useremo tolleranza e dialogo, però bisogna anche tenere presente i diritti dei cittadini».

C’è da chiedersi a quali “cittadini” pensi la Cancellieri, perché chi protesta sono tassisti, pescatori, camionisti, agricoltori, allevatori ai quali si stanno unendo anche gli artigiani. Non sono forse “cittadini”, questi? oppure il ministro considera tali solo i pubblici impiegati, dipendenti ministeriali, ecc.?

Chi protesta è la parte d’Italia che lavora e produce, senza domandare nulla a nessuno, anzi solo chiedendo meno Stato, corpo morto che queste categorie da troppo tempo si trascinano dietro. È almeno dagli anni ’90 che i camionisti combattono contro i costi sempre crescenti dei carburanti, costretti a rispettare normative che altri Paesi non seguono e quindi con una concorrenza sleale. Ora Mario Monti chiede «sacrifici per tutti», ma ci sono categorie che da troppi anni ne stanno facendo e sono ormai sull’orlo del fallimento. Semplicemente non possono più farne.

Attenzione, questi lavoratori non chiedono aiuti o un occhio di riguardo o ancora delle facilitazioni, no. Chiedono semplicemente uno Stato meno invasivo ed ingordo, «l’immediato varo di un pacchetto di misure che garantiscano le condizioni minime di sopravvivenza alla categoria», si legge sul sito di trasportounito.org. Sopravvivenza, non privilegi.

Quanto sta accadendo non è una manifestazione della Fiom, ma una insurrezione popolare spontanea, non organizzata o male organizzata. Per questo ancora più significativa. La sinistra, la destra, i sindacati sono tagliati fuori. Perché tutti questi sono il problema, rappresentano la burocrazia inefficiente e ingorda contro la quale chi lavora deve combattere suo malgrado. Tagliati fuori anche i Centri Sociali o i No Tav, significando così che anche le parti politiche più ideologizzate siano completamente scollate dal Paese reale, da chi tira la carretta. Gli indignados sono desaparecidos.

Ci saranno altri scioperi, blocchi, vi saranno scontri e tafferugli contro i “crumiri”, forse con le forze dell’ordine. È inevitabile. E non si risolverà la questione semplicemente “usando tolleranza e dialogo”, egregio ministro Cancellieri. State per scontrarvi contro la parte produttiva del Paese, trans-politica, incazzata nera, che non ne può più le vengano chiesti sacrifici mentre l’apparato-stato non ne fa affatto.

Lo vede, ministro? È fermo al casello autostradale: è un enorme Tir, pesante, duro, cattivo. State per sbatterci contro. Non sarà piacevole, credo.


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