CAVALIERE NO!

I dittatori nascono nelle case dove non si osa dare un ordine alla serva. – Henry de Montherlant

Memento audere semper – Gabriele D’Annunzio

Torrida, infuriata e pazza estate: non sapremo mai se gli alberghi furono vuoti o pieni, mezzi vuoti, mezzi pieni, pieni a tre quarti, se fu aragosta o ravanello, mare blu, goletta verde o liquame giallo.

I benemeriti meteorologi, preoccupati dell’incultura di massa, più che delle previsioni del tempo, hanno ben pensato di darci lezioni di mitologia, letteratura e teologia. Così i nostri giornaloni, un po’ a corto di bufale e gossip arcoriano si sono curati l’horror vacui imbottendoci di Caron Demonio con gli occhi di brace, dell’angelo cascato all’Inferno foriero di luce, della donna angelicata ed altre leccornie culturali.

Qualcuno sperava che evocando creature del mistero accadesse qualcosa di straordinario, chessoio, la desertificazione di Montecitorio e di ogni forma di vita partitocratica, un riscaldamento globale di Casini con bruciatura definitiva delle sopracciglia, un piemme impazzito che beccasse un assassino vero. Invece, nulla. Tutto uguale a prima.

Neanche ci hanno fatto risciacquare il due pezzi e sgonfiare il salvagente, i nominati di Re Giorgio hanno sparato il solito annuncio sui tagli e sulla crescita, mentre quelli della regina Partitokratia ammacchiandosi nella penombra grazia all’abbronzatura, fabbricano il megainciucio elettorale: Carthago delenda erat. Italia delenda erit.

Un tempo, noi avemmo un Cav, anche se all’epoca non aveva i capelli e adesso ce li ha, si vedeva che era molto più giovane, radioso e di grandi speranze. A partire da una certa età ciascuno di noi ha la faccia che la vita gli ha scolpito: ogni ruga – perfino ogni lifting – sono un dolore, una contrarietà, una disillusione.

Questo capopolo gentile, intelligente e fanfarone, creativo e pasticcione è perfettamente a suo agio tra la gente, per strada, e ciò lo rende inviso in partenza ai partitocrati ed agli aspiranti notabili che della puzza sotto il naso hanno fatto il loro blasone e lo ostentano con protervia. Era dunque indispensabile per la conservazione di destra e di sinistra, spezzare questo legame forte, di pancia tra lo chansonnier galante e i suoi divertiti ascoltatori. Lo hanno isolato con mille pretesti – dalla sicurezza all’opportunità – e rinchiuso nei suoi fortini con il solito aiuto delle solite toghe rosse. Lui, di suo, è un dubitabondo: ha troppo rispetto per le opinoni altrui e – diciamolo pure – il complesso del baùscia industriale un po’ coglione non gli è mai passato. Senno’ non avrebbe ascoltato uno come Frattini sulla storia della Libia o un Napolitano che tutti incensano come guaritore di scrofole e affini.

Ora stanno per giocargli l’ultimo tiro mancino: convincerlo a ritornare in campo – non certo per compiere la missione del ’94, ma sfruttando la sua dimagrita ma ancora solida popolarità, conservare il loro potere finchè si puo’ e continuare a spartirsi la pizza partitocraticamente. Quando poi non resterà più nulla, diranno che la colpa è sua. Puttanelle pronte a sparar balle d’ogni sorta ce n’è ad ogni angolo di marciapiede, savonarolicchi politico-giudiziari, anche. E poi c’è lo spread, su cui si tace o si parla ad arte.

Con questa, e con qualunque legge elettorale non si va da nessuna parte. Con questa o qualunque legge elettorale non si risolvono i due grandi problemi che sono alla base di questa lunga e logorante crisi: il primo, tutto italiano, di un ceto politico-burocratico amministrativo smisurato e vorace che puo’ inghiottire e trasformare in cacca qualunque iniziativa, ed il secondo, quello di un’Europa che si sta perdendo e che necessiterebbe di un’Italia, nazione fondatrice, forte e propositiva in grado di dire la sua e di battere i pugni sul tavolo.

Per queste ragioni noialtri berluscones di base lanciamo dal web un urletto disperato: Cavaliere, non scenda in campo! Non con questi qui! Venga via con noi, la smetta di essere il solo moderato in un consesso di smodati! Li chiuda dentro Palazzo Grazioli, getti via la chiave e salga su un camioncino sgangherato insieme a noi: facciamo il giro d’Italia, paese per paese, contrada per contrada, e spieghiamo alla gente perché l’unica via di salvezza è un sano presidenzialismo. Spieghiamo che per costruire una Patria più grande, Patria, non patrigna, – una vera Europa! – c’è bisogno di ricostruire la nostra, di Patria, cancellando i residuati bellici del cattocomunismo, le consorterie bieche che la fanno sempre franca, le furberie e le alchimie del politichese, la desertificazione sistematica della nostra memoria storica e della cultura.

Perderemo? Certo che perderemo. L’ortica è fortissima, distrugge ogni fiore. Perderemo. Ma forse no. Meglio una sconfitta alla maniera di Ortega Y Gasset, che qualunque vittoria di Pirro. Ma insieme potremo dire di averci provato sul serio, a cambiare l’Italia.


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